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Yut
Yut
2011
Smoking Kills Records/Helidon
di
Gregorio Parisi
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Un muro di suono, fatto di rabbia, oscurità, melodia, disillusione, sesso e distruzione; con queste parole ci viene presentato il debutto discografico degli Yut. Parole altisonanti certo, troppo spesso però usate dalle case discografiche per promuovere i propri prodotti, alimentando speranze il più delle volte disilluse. Purtroppo, non esula da questo "giochetto pubblicitario", l'opera prima del gruppo milanese. Il muro di suono è si presente ma si tratta di una sciapa new wave che si rifà in maniera spudorata a quanto prodotto da certo rock alternativo italiano alla fine degli anni Ottanta. Sarà anche per la scelta di quest’ultimo come idioma testuale, ma i nostri sembrano guardare a gruppi come Diaframma e primi Litfiba, ampliandone lo spettro musicale attraverso la fusione con sonorità più attuali. Un suono che il più delle volte lascia si spiazzati, ma molto spesso anche delusi. Non tutto è ovviamente da buttare, anzi, alcune idee sono sicuramente da apprezzare per inventiva e personalità. Ne è un esempio il funk venato di dark "Martin Eden", o la conclusiva "Luminoso e Nero" dove è la sezione ritmica a fare la differenza. Senza infamia ne lode "RUV"; basata interamente su di un riff "rubato" ai Franz Ferdinand, condito con una buona dose di elettronica per rendere più alternativo il tutto. "Zion" trascinante per incedere mette in mostra le capacità esecutive dei nostri, in particolar modo di basso e batteria. Il resto del disco si divide tra momenti più prettamente alternative rock ("Sciamenna"), ennesimi ripescaggi ottantiani ("L'Incredibile" e "Il Cattivo") e brani interlocutori ("Nudo"). Comune denominatore in negativo dell'intero lavoro la voce; sempre sopra le righe, in una sorta di grottesca e stonata emulazione di Piero Pelù, a tratti davvero irritante. Un vero peccato, in quanto vi è si del potenziale in questo gruppo, ma difficilmente riuscirà ad emergere nella sua interezza, a meno che i nostri non decidano di optare per una formula sonora più personale, evitando così ingloriosi paragoni con i ben più blasonati predecessori.
Articolo del
23/05/2011 -
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