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Il progetto degli A Little Boy Lost è davvero interessante, già dal nome; il richiamo a un visionario come Blake, caposaldo a mio parere fondamentale nella storia dell'Arte, in tutte le sue forme. Non a caso, tra gli artisti che hanno trovato in lui una fonte d'ispirazione figurano, esempio tra tutti, i The Doors di Jim Morrison. Eppure, ”Here Somewhere” non è come mi aspettavo. È un album discreto, con alti e bassi, ma che tarda ad esporsi del tutto, mantenendo un profilo basso, quasi nascondendosi, pur avendo potenzialità enormi. La parte strumentale è molto buona, con linee di basso decise, buoni riff, una batteria a volte poco decisa ma comunque ben presente. Il punto debole, forse, è la voce; non si discute il valore assoluto, dato che Annalisa Giolo dimostra di avere grandi capacità, però il suo timbro è forse troppo delicato e poco adatto per un progetto simile. Per intenderci, a tratti sembra una Amy Lee che canta i The Cure, e il curioso connubbio non offre costantemente i risultati sperati, come ad esempio in ”Hypotetical Karma, una delle tracce secondo me meglio concepite come idee, ma la cui realizzazione è stata intaccata da questo dettaglio non certo trascurabile. Annalisa con la sua voce dipinge visioni à la Blake, ma la tela su cui scorre il pennello è un quadro già fatto, che probabilmente ha bisogno di un altro tipo di ritocco in alcuni tratti, anche se bisogna dire che in alcuni pezzi -come ad esempio ”Sonnet To No One- voce e musica si sposano perfettamente, regalando l'effetto che probabilmente gli A Little Boy Lost speravano di creare. Come detto, però, l'album si trascina quasi per stanchezza, perché un tono di voce più duro darebbe nuova linfa a brani che di ottimo, al momento, hanno solo qualche accenno qua e là, a parte le potenzialità che si intravedono chiaramente (e, ribadisco, sono enormi). Solo verso il finale, con le stupende ”Eyescreaming” (grandi pennellate di post-rock di ottima fattura) e ”Invisible” (solo piano e voce: davvero toccante), troviamo costantemente una buona quadratura del cerchio, con Marcos, Xavier, Fran e la già citata Annalisa (unica italiana, quindi, in un gruppo composto esclusivamente da spagnoli) che remano tutti nella stessa direzione, confezionando due tracce che valgono come anticipazione, si spera, di quelli che saranno i loro prossimi lavori.
Articolo del
30/05/2011 -
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