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Con gli Shelter Of Leech, altra interessante band del roster della veronese Kreative Klan, facciamo un salto nel passato, fino all’inizio degli anni 2000. Scongiurato il temutissimo Millennium Bug, il Terzo Millennio portava con sé cambiamenti importanti anche in ambito musicale: al tramonto l’era del grunge e del noise, la nuova generazione post-hardcore emetteva i primi vagiti (o urla laceranti, a seconda dei punti di vista), il pop si avviava, lentamente ma inesorabilmente, verso il baratro attuale, mentre nel regno metallico si facevano largo nuove tendenze, non sempre apprezzate dai fedelissimi della Old School. Stiamo parlando, naturalmente, del 'nu metal' e del 'crossover', ovvero il volto moderno, globalizzato, tecnologico e sperimentale del metal: un volto, probabilmente, persino più feroce e aggressivo di quello tradizionale, ma osteggiato dalla fazione più tradizionalista per via delle tante concessioni ad altri generi e del ricorso ad “aiutini” - come quello elettronico - a cui il metallaro purista da sempre guarda con la simpatia con cui l’occhio di Sauron guarda Frodo. Ciononostante, non si può negare che da quel periodo di restyling a tutto campo siano uscite anche delle grandi cose: basti pensare alle vette compositive raggiunte dal genio dei Tool o dei Disturbed, alla vena decadente dei Deftones, ai folli e inimitabili System Of A Down, o alla musica viscerale dei Korn. Inquadrato il contesto storico, torniamo al presente e agli Shelter, che, giunti al secondo full-length, fanno tesoro sia di cotanto background, sia della più classica cultura thrash/heavy, creando qualcosa di assolutamente magico e sorprendente. Non troverete niente di didascalico, stantio o fastidiosamente già sentito in ”No One Else Around”: tutte le influenze citate sono armonizzate benissimo da una chitarra che si mantiene fluida e maestosa sia nelle parti melodiche, che in quelle più tirate. Il bravo vocalist Davide ci mette del suo, giocando a piacere con un’ugola estremamente versatile, e il risultato è vario, interessante e mai noioso. Rabbia e introspezione si completano alla perfezione nelle tematiche e negli arrangiamenti. ”KO” è sicuramente il brano più heavy in scaletta, con un sospetto di omaggio al groove panteresco. Ma gli spunti migliori si trovano probabilmente in ”Fix Me”, sporca e inquietante, ”Golden Age”, intrisa di richiami ad un genuino e polveroso hard rock, e nelle splendide linee melodiche di ”Get The Hell Outside”. Sound azzeccato, songwriting eccellente, tecnica ineccepibile, stile interessante: non manca davvero nulla agli Shelter per avere il successo che meritano. D’altronde, reinterpretare in modo così personale un genere inflazionato (e in certi casi barbarizzato, diciamolo) come il nu metal era una sfida bella tosta, e nel loro caso il coraggio ha pagato!
Articolo del
29/05/2011 -
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