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Se quello di cui avete bisogno è energia, vitalità, scossoni allegri e danzanti allora “The Crooked Debut of…” è il disco giusto. Michele Bombatomica ha avuto un’idea davvero strabiliante in quel giorno del 2009 in cui decise di mettere insieme delle personalità musicali stravaganti, quella “banda di analfabeti musicali”, così da lui definiti, che formarono la Michele Bombatomica And His Cheap Orchestra. Il loro lavoro è un disco proteiforme se così possiamo definirlo, dalle mille sfaccettature colorate che si uniscono in un equilibrio perfetto di suoni e genere. Ad aprire le danze dai sapori country è “I’m All Right” che immediatamente infonde ottimismo, energia in ricordo della vivacità di cowboy da saloon. Il ritmo incisivo e ballereccio – che ascolteremo soprattutto nelle prime tre tracce - è definito dalla chitarra incalzante e dalla quasi impercettibile batteria che, a suon di battiti, accompagna la voce profonda di Michele Bombatomica. In effetti, che dire delle performance vocali di Michele, sono al limite tra la sobrietà convincente che può dare un bicchiere di vino rosso o forse più, assaporato tra i gonnelloni e i decolté sinceri di cameriere da saloon. “The Crooked Debut of…” è versatile ed eclettico: le performance vocali di Michele Bombatomica, anche se forse è un po’ azzardato, richiamano quelle di un grande della musica internazionale, Tom Waits. Allegramente folk, spensieratamente country , leggermente ebbro e sporco quanto basta, ecco il senso musicale che traspare dal disco. Il frutto musicale dei “Michele Bombatomica And His Cheap Orchestra” ha il lamento di Vinicio Capossela, la malinconia ironica di Tom Waits, le sonorità nostalgiche di Tonino Carotone e qualche pizzico paesano e goliardico che c’è nell’emergente cantautore romano, Alessandro Mannarino. La traccia quattro, “Money Comes And Money Goes”, segna una spaccatura, o ancora meglio, un’incisa divisione e sottolineatura di quello che risulta essere il genere per eccellenza affrontato in questo album: il folk, anche se il ricordo sfocato è quello dei 60’s, quello che incontreremo felicemente ma tristemente velato in “Nonsense Song To Sing Alone”. In “Bar” traccia quinta, il valzer è il leit motiv del brano, quello che accompagna un’urlante e ebbra vocalità, quella di Michele Bombatomica che, tra una grappa e qualche bicchiere di vino, rimembra l’episodio malinconico dell’attesa in un bar, tutta raccontata in Italiano. Dal valzer al senso gitano, il salto è breve: “All Gone Now” è plasmata con una fisarmonica triste, icona del cuore nomade di questo brano, arricchito con violini conclusivi che sottolineano ancor di più il melanconico potere musicale. “The Crooked Debut of…” è sicuramente un album che vale la pena ascoltare, uno dei quegli album nati in una terra quando si ha nostalgia di un’altra di terra, quella lontana della quale si hanno ricordi nitidi e per la quale ci si lamenta nell’animo. “Flower Song For Barefoot Dancers” viene direttamente dalla natura quella che con i suoi suoni fa da sfondo primaverile alla chitarra in assolo, unica ad accompagnare nell’attacco la penultima traccia del disco. Conclusione gitana con “Zombie Love Song” che chiude il cerchio multiforme di questo disco dai suoni variopinti ed energici.
Articolo del
20/05/2011 -
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