|
Che il panorama underground della musica rock (e dintorni) nostrana fosse frequentato anche da band ‘sudicie’ ma un po' dandy, volgari e tuttavia snob, originali non del tutto, però con gli attributi, non è in fin dei conti una novità. Certo è che l'attitudine, rispecchiata pienamente nel secondo album autoprodotto, ovvero questo “Rock Your Moccasins”, del duo milanese Orange è di quelle che, ancor più che in studio, dovrebbero garantire uno spettacolo degno di attenzione nella sede live anche più trasandata...bel pregio! Essenziali fino al midollo, il chitarrista (ed altro) Francesco Mandelli ed il batterista (Chicco Buttafuoco) distribuiscono energia sotto forma di ritornelli moderni e martellanti, dotandosi spesso di riff che non annoiano e che contribuiscono alla facile memorizzazione dei pezzi, dieci in questo album, che scorrono via con pochi intoppi in poco più di una mezz'oretta. Non è “Rock Your Moccasins” un album che richieda un ascolto ragionato, un'analisi tecnica e testuale, non è un disco la cui preziosità sia tale da esigere una concentrazione elevata; stiamo parlando di puro garage, senza fronzoli, da sentire in ogni situazione della giornata che lo permetta, anche come sottofondo ad attività manuali se si ha da fare: l'effetto voluto vi raggiungerà lo stesso! Si è accennato prima a “pochi intoppi”...con questa espressione mi riferisco ad un paio di pezzi debolucci al confronto con la media generalmente sufficiente dell'intero disco: si tratta del secondo brano “Valagussa” e del quarto “Donatella”, dal mio punto di vista vuoti, il primo un po' troppo frettoloso, il secondo un po' pretenzioso, nel suo cantato sgradevole... Un cantato che invece nel resto dell'album si presenta come un incentivo all'orecchiabilità dell'intero prodotto, non tanto per la sua bellezza, quanto per la varietà e l'eclettismo, se è vero che in alcuni pezzi torna alla mente Jim Morrison, in altri Kurt Cobain, in altri un qualsiasi cantante indie che vi possiate ricordare! Tra i brani più gustosi figurano senza dubbio l'opener “These Boys”, la paranoica “Brenda” col suo ritornello aggressivo al punto giusto, e l'ottavo brano “America”, dall'arrangiamento convincente e dall'andamento variegato e coinvolgente. Delude un po', se vogliamo, l'unica track in italiano, ovvero la finale “L'India è Una Potenza Atomica”, interessantissima nelle sue potenzialità, ma non costruita in maniera funzionale, e nonostante il ritornello e la strofa funzionino molto bene, il finale risucchiato e “rumoristico” annulla quasi del tutto la bontà del pezzo, risultando leggermente troppo irritante. Insomma, “Rock Your Moccasins” non è una pietra miliare, né un album maturo, né un cd innovativo, ma è semplicemente un disco efficace. Non si deve esigere di più.
Articolo del
07/06/2011 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|