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Metti un periodo prolifico, in cui capita di trovarsi tra le mani una manciata di buone canzoni e la naturale voglia di farle ascoltare agli amici, aggiungici una sera a cena, un buon vino e una chitarra, ed ecco che qualcuno grida - illuminato sulla via di Damasco - "Santi in fila, subito!". Può darsi che la storia di questi Saint In A Row sia andata così, probabilmente senza segni divinatori, ma la realtà dei fatti non dovrebbe essere poi troppo lontana. I santi di Pierluigi Ballarin, già mente dei R's, hanno preso corpo e si sono messi in fila, grazie alla gioia contagiosa del coinvolgimento, prima sentimentale e poi fisico, di un rodato gruppo di amici uniti nel concretizzare le sue ispirazioni melodiche. Succede però che quando si ha a disposizione degli amici come Giovanni Ferrario (una lunga lista, da Pj Harvey agli Scisma, passando per John Parish, Morgan, Hugo Race), Fabio Dondelli (Annie Hall), Michele Marelli (Ovlov) e Stefano Moretti (Pink Holy Days) è lecito farsi delle aspettative importanti. Esperienza e aspirazioni che non vengono disattese dal collettivo, capace di bloccare le lancette dell'orologio in uno scatto d'autore dal forte sapore retrò, senza lasciarsi sorprendere da inutili sentimentalismi. Quanto emerge dagli alogenuri d'argento del TUP Studio è un disco volutamente d'altri tempi, sospeso tra vecchio folk rugginoso e malìe pop. In scaletta 8 episodi in chiaroscuro, nei quali si snoda, tra echi di suoni "all'americana", una vellutata vena malinconica. Il risultato è una stampa virata al grigio dove si alternano lucide escursioni nel rumorismo e momenti più intimi, dove le chitarre offrono senza rimpianti il posto al pizzicato del banjo e a morbidi passaggi di mellotron. Il miracolo laico che riesce a questi santi di Brescia e dintorni, è quello di centrare in pieno il fuoco, manifestando il proprio incondizionato amore per la musica suonata e vissuta insieme. Una dimostrazione di intenti promossa dalla pubblicazione su vinile pesante, con cd allegato, a corollario moderno del fisico per eccellenza. E mettersi in fila per ascoltare questi santi non è certamente un peccato.
Articolo del
13/06/2011 -
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