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Daisy Chains
A Story Has No Beginning Or End
2011
Rocketman Records
di
Arianna Mossali
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Ritrovare gli amici è sempre bello, e nel caso dei giovani Daisy Chains, permetteteci anche una punta di orgoglio e di commozione: perché siamo stati tra i primi a recensire il loro debutto ”Monsters And Pills” e ritrovandoli cresciuti, adulti, più bravi che mai e – finalmente e meritatamente – accasati a una label seria, l’occhietto un po’ lucido sembra proprio inevitabile. La band lombarda di Carlo Pinchetti lascia da parte le influenze post-grunge e le malinconie siderurgiche di un fugace e precario Terzo Millennio; ”A Story Has No Beginning Or End” fa emergere un lato più giocoso della band, che però porta ancora addosso il sapore agrodolce delle loro melodie struggenti. Ne abbiamo la riprova in ”Arrogance”, riverbero degli Smiths e dei Cure più luminosi e squillanti (sì, lo sappiamo che quest’ultimo sembra un controsenso, ma provate ad ascoltare “Friday I’m In Love” o “Why Can’t I Be You” nel mood giusto e cambierete idea…). Il sound denso di ”The End Of The Affair” conferma il felice approdo dei Daisy Chains sulle coste del sempre brillante e attuale indie rock di marca anglosassone, mentre le successive ”One For Me” e ”So Fast” (ottimo il pattern di batteria che detta il ritmo di quest’ultima) si concedono addirittura un viaggio a ritroso nel tempo, fino ai mitici Seventies (qualcuno ha detto Police?). Effervescenza e positività non fanno per forza rima con banalità e buoni sentimenti: il concetto appare ben chiaro ai nuovi Daisy Chains, che si destreggiano perfettamente tra i suoni effettati di “Don Juan Aux Enfers” e le chitarre spregiudicate di ”Happy Instead, sino all’atmosfera easy di ”Much Better”.”She’s Going” parte con un’intro apparentemente post-hardcore, per poi imporre un cambio di ritmo che ci porta alla conclusione con ”Visions Of Madness”. E ci svegliamo dal sogno, rendendoci conto, un po’ straniti, che siamo a Bergamo e non a Londra, e che il Sentierone non è Leicester Square.
Articolo del
19/06/2011 -
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