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Nessun preambolo o chiarificazione iniziale del pensiero musicale, il disco dei May Be Better inizia di getto: scarica diretta, improvvisa e decisa di adrenalina rock che il talento dei 4 componenti del gruppo ha voluto presentare agli ascoltatori del genere. È “Honey” a fare da apripista alle cinque tracce di “Borderline”. Chitarre elettriche senza pensiero che seguono con incessante dedizione la voce graffiante e implorante tra un urlo metal e un più dolce senso rock. Dopo l’apertura sparata di colpo, “In You” abbassa i toni addolcendoli in una performance vocale doppia di Riccardo Saliceto e Alessandro Russo che, su linee monotone senza exploit rockettari o metal, come nella traccia precedente, conducono l’ascolto verso il classico padre rock, quello ammorbidito che in pochissime tracce abbiamo ascoltato nei Metallica. Chitarre acustiche in apertura per “Lisa”, quelle chitarre che poi si trasformano in elettriche ma che rimangono sempre su un’onda melanconica, pacata che designano il genere rock ovattato, per certi versi, ma che esplode in alcuni riff di chitarra elettrica accompagnati da un’incisiva batteria anche molto ripetitiva e battente nella parte finale della traccia. È un passo decisivo “Borderline” per i May Be Better che li promuove in toto anche se di presentazioni valevoli ne hanno già avute, vedi la condivisione del palco con artisti come J-Ax. Gem Boy e Orange. I quattro componenti della band: Riccardo Saliceto (voce e chitarra), Alessandro Russo (chitarra e voce), Carmelo Scafidi (basso) e Alberto Rossi (batteria), sono gli elementi musicali essenziali per rendere il rock completo e fruibile ad ogni tipo di ascoltatore. Le influenze del rock americane sono le coordinate principali di “Borderline” e nella traccia quattro, “Make You Happy”, la divisione tra il senso commercialmente rock della prima parte della track, e quello più imponente del metal, è praticamente labile e proprio in questa traccia sia la voce, prima più pacata e poi più graffiante, e sia le chitarre, prima melodiche, dopo più acide, designano le due anime di “Make you happy”. L’alternanza di giri melodici di chitarra e sterzate taglienti sono la prerogativa di “Borderline”: due anime e sensi musicali che spiccano in maniera diversa nelle tracce in base alla rilevanza che se ne vuole dare dell’una o dell’altra. A volte si equilibrano come in “Make You Happy”, a volte si distanziano in modo netto come nella prima traccia e nell’ultima, “Singing” la cui chiusura è affidata ad influenze vocali e melodiche come quelle britanniche degli Oasis, sino ad arrivare agli assolo di chitarra che ripropongono, con grande onore, il rock ancestrale anni ’70, ’80.
Articolo del
20/06/2011 -
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