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La musica come catalizzatore, comune denominatore nel quale si incontrano culture, storie e persone, unite dal medesimo linguaggio, quello musicale appunto. Ed è proprio un'aria di condivisione e di multiculturalità quella che si respira all'ascolto di "Zivili", nuovo album dei Matrimia. Palermitano di nascita il gruppo ha da sempre rivolto occhi ed orecchie a suoni provenienti dalle più disparate parti del globo, prediligendo in particolar modo i ritmi frenetici del klezmer di matrice balcanica, la musica ellenica, senza dimenticare la profonda malinconia di alcune melodie di radice prettamente africana. Una musica quindi che trasuda interculturalismo, alla quale prendono parte il contrabbassista olandese Marko Bonarius e il violinista svizzero-siciliano Larsen Genovese, contribuendo ulteriormente ad arricchire la tavolozza sonora del gruppo palermitano. Gruppo capace di creare un impianto strumentale acustico di grande suggestione in grado di travolgere l'ascoltatore con funambolici ed indiavolati ritmi. Basti prendere la title track, dai forti umori balcanici dove violino, fisarmonica e clarinetto si ricorrono in una folle corsa. In "Oublier" si fa più marcata l'influenza della musica greca, grazie anche ad un sapiente uso del bouzoki. "Kerta Mangae Dae" richiama invece tradizioni macedoni grazie all'uso del Tapan, strumento a percussione tradizionalmente usato nelle fanfare dei Balcani. "Ahk Kwanda" è intrisa delle atmosfere care a certi rami della musica africana, con un sapiente uso delle percussioni e con gli altri strumenti impegnati a creare una seducente melodia. Riuscita commistione tra klezmer e reggae è invece "Tarassology", ulteriore esempio della versalità musicale del combo. Rimandi letterari in "Jules Bonnot" ispirata ad un libro di Pino Cacucci, sulla vita dell'anarchico Jules Bonnot, primo rapinatore in automobile, ed ex-autista di Conan Doyle, inventore di Sherlock Holmes. Tra gli altri brani segnalo la percussiva "Founduk", l'incalzante "Trellohaposervico" e la conclusiva "R", reprise del tema strumentale iniziale, dalla struggente fisarmonica. Decisamente azzeccata è inoltre la scelta del francese, idioma che ben si presta alle sonorità dei Matrimia. Un disco questo “Zivili” capace di unire l’irruenza della musica balcanica ad una ricerca musicale ed etnologica di grande pregio, riuscendo a coinvolgere l’ascoltatore dalla prima all’ultima nota. Non ci resta quindi che fare un plauso ai Matrimia, anzi visto il titolo del disco (Zivili in slavo significa “Alla salute”), un brindisi.
Articolo del
28/06/2011 -
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