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Luminal
Io Non Credo
2011
Black Fading Records
di
Daniele Bagnol
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I Luminal sono una delle migliori realtà musicali attualmente nella nostra penisola: lo dico, senza timore di gridare invano “al lupo!Al lupo!” perché ormai con due dischi di pregevole fattura (il primo era l’ottimo “Canzoni di Tattica e Disciplina”) sarebbe un reato lasciarli nella massa informe dei tanti gruppi che cercano un appiglio a cui aggrapparsi per rimanere a galla. E soprattutto senza quell’aggettivo “emergente” che presumerebbe ancora una situazione di oscurità mediatica e che non renderebbe merito alle capacità ormai certificate della coppia artistica. L’ artwork del disco di per sé è già un gioiellino (realizzato da Marco Filippetti) e meriterebbe un discorso a parte: quale migliore occasione se non il 150esimo anniversario dell’ Unità d’Italia per utilizzare il volto attempato ed esausto di Giuseppe Garibaldi sporcato con pennellate bianche? Riuscire a capire la cover significa aver già compiuto parecchia strada nella comprensione di questo “Io Non Credo”, nove poesie rock tradotte in musica che raccontano con passione viscerale una rivoluzione interiore, una dichiarazione di guerra verso questo mondo e le sue regole. Una sorta di concept album se si guarda a lunga distanza, in cui si alternano tra i brani la voce teatrale di Carlo Martinelli e quella più istintiva di Alessandra Perna (per chiudere il cerchio aggiungeteci anche ospiti come Nicola Manzan e Andrea “Fish” Pesce che non hanno bisogno di presentazione), nella quale si pone al centro l’individuo e la sua voglia di combattere la mediocrità, l’eterna lotta all’ Italia dei compromessi e dell’ infantilismo, in onore degli ideali, dell’arte e del presente da vivere. Stilisticamente con pochi punti deboli, le nove rivoluzioni interiori che compongono l’album sono come una grossa pietra scagliata nello stagno che suscita una serie di onde concentriche sempre più larghe e che, procedendo, producono effetti su tutto ciò che incontrano, dalla ninfea al galleggiante della canna da pesca, ridandogli vita. Una menzione particolare, a parte la profondità dei testi degni della miglior tradizione che impasta in una volta sola post-punk e cantautorato, va data agli ottimi arrangiamenti sempre accurati e naturale estensione delle parole. Ci sarebbe da andare ancora per le lunghe, io però vi consiglio di segnare con l’evidenziatore i Luminal e schiacciare il tasto play, poi potete gridare anche voi “al lupo!Al lupo!”.
Articolo del
30/06/2011 -
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