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Arrivano al loro esordio discografico i torinesi L’Inferno di Orfeo, e con “Canzoni Dalla Voliera” tracciano dodici piccole storie di vita quotidiana, dal sapore agrodolce, tra amarezza e disillusione. Storie di una generazione senza più presente ne futuro, persa nella sciatteria di una provincia annebbiante, capace solamente di tarpare ali e reprimere ogni tentativo di riscatto. E decidono di raccontare queste storie da dentro appunto un’immaginaria voliera, in una sorta di sfida urlata al mondo esterno. “Di Piccola Vita”, piccolo acquerello acustico per sola voce e chitarra, riassume al meglio questa insofferenza verso una società opprimente. Quello che colpisce senza ombra di dubbio, fin dal primo ascolto, è sicuramente la qualità dei testi, segno di una ricerca testuale oltre che sonora di indubbio valore. L’impianto sonoro costruito dal gruppo, dal canto suo, funziona in maniera eccelsa alternando ad acustici momenti di matrice cantatutorale, sferzate elettriche di stampo rock blues, fino a spingersi in territori cari a certo neo progressive. Su di tutto si erge la graffiante voce di Sydney Silotto, vera arma in più del combo torinese, in grado di rendere ancora più taglienti le già infuocate liriche. “In Collina Lontano”, trova la sua ragione d’essere nella dimensione acustica, con robuste sferzate di energia, dove alla chitarra acustica di Carlo Lodico fa eco il pianoforte suonato dallo stesso Silotto, per un brano dal forte appeal radiofonico (non a caso è stato scelto come singolo dell’album). “Notturno Isterico”, in odore di Sudamerica, torna ad alternare rarefatti momenti ad improvvisi cambi di tempo dove sono il basso di Daniele Rublev Elmo e la batteria di Daniele Manassero ad avere ruolo predominante. Struggente per le tematiche trattate è “Rovescio (abili bambini al fratricidio), dove viene affrontato il sempre purtroppo attuale problema dei bambini soldato. “Trent’Anni” viaggia invece sui binari cari a certo post rock, in un saliscendi sonoro ben guidato dalla voce. La rabbia e l’insofferenza ritornano in “L’Età Lirica”, così come nell’irruenza sonora di “Non Si Era Detto Di Parlare?”. Davvero splendida è “Non Ho Mai Creduto Nel Fango”, sia per impianto strumentale che per interpretazione vocale, nella quale fanno la sua comparsa anche un banjo e la tromba di Ramon Moro, oltre ad un coro che arricchisce e colora ulteriormente la voce principale. Chiusura in sordina con la tenue “In Piccola Vita”, che riprende le atmosfere del brano iniziale, accompagnando l’ascoltatore verso la fine di questo piccolo viaggio musicale. Un album questo “Canzoni Dalla Voliera” che mette in mostra un gruppo dalla già decisa personalità musicale. E se i nostri hanno saputo creare qualcosa di così personale e maturo all’interno della propria “voliera” chissà cosa potrebbe scaturire da un loro “volo” nel mondo circostante.
Articolo del
04/07/2011 -
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