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Le Blanche Alchimie
Galactic Boredom
2011
Ponderosa
di
Giuseppe Celano
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“Alchimie” melodiche, soffici come fiocchi di lichene, scivolano leggere su base elettronica, si avvinghiano ai crescendo emozionali su cui la voce di Jessica Einaudi si fa carico di condurre le melodie (”Black Girl”). Questo è l’incipit di ”Galactic Boredom” secondo parto della succitata singer e di Federico Albanese in arte Le Blanche Alchimie. Supervisionato da Ludovico Einaudi e composto da una fine grana il disco è una conferma di quanto era già successo nel precedente lavoro. La potenza evocativa di alcune formule, mischiate ai ritornelli catchy, fanno si che il lavoro scorra leggero lasciando una resina che si appiccica inesorabilmente alle vostre orecchie. Ci si trova di fronte ad un concentrato trascinante che non inciampa, che non subisce nefasti mutamenti pentagrammatici. È pop nel senso più nobile del termine, suonato e ben strutturato, intimo e dolente. Sono gli arpeggi delle chitarre a farla da padrone, in produzione si esalta la voce di Jessica suadente e sensuale, fragile come vetro ma capace di voli pindarici tanto ripidi da provocare vertigine. Il suo cantato ricorda mille nomi, ammicca a destra e a manca, pur mantenendo una sua identità necessaria, tesa a sottolineare la propria indipendenza. ”My Ear Is A Shell” è forse il pezzo più rappresentativo dell’intero lavoro mentre ”Cellar Disco Club” spinge su corde più rock. In soldoni questo secondo step del duo è una piacevole scoperta, un ritrovarsi ad ascoltare qualcosa di bello che mandi in frantumi il periodo di silenzio corso fra i due lavori.
Articolo del
17/07/2011 -
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