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Tomakin
Geografia Di Un Momento
2011
Sciopero Records
di
Antonella Frezza
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Questo è il periodo della new wave. Il genere, che affonda le sue radici nella cultura musicale inglese, da qualche anno impazza nelle classifiche mondiali, rispolverato da nuove band come Editors e White Lies. Qui da noi potrebbe aver trovato una valida proposta nei Tomakin. La band alle prese col disco d'esordio ”Geografia Di Un Momento” pesca infatti a piene mani sia dalla new wave che da generi “fratelli” come post punk e synth-pop. La line-up è facilmente prevedibile, con un vigoroso basso in prima linea spalleggiato da chitarre minimali e pulite e sullo sfondo la batteria a scandire il “ritmo di battaglia”. A guidare lo schieramento il synth, che regna sovrano e fa da collante tra gli strumenti. Avete presente il detto “tolto il dente tolto il dolore”? Qui capita a fagiolo (tanto per restare in ambito proverbiale), perchè voglio iniziare con quello che non convince di questo lavoro. I testi, che presi per quello che sono risultano validi e degni di nota, ma in questo specifico contesto sonoro non funzionano benissimo. Le parole troppo poco monosillabiche dell'italiano sono come dei mattoncini lego che non si incastrano sulla musica, di fattura non proprio nostrana chiaramente. Chiamiamolo uno “scambio tra culture” non del tutto riuscito. Altro discorso invece per la parte strumentale, su cui non c'è niente da eccepire, sul disco ci sono dei pezzi che dopo il primo ascolto ti viene già voglia di tornare indietro e riascoltarli a loop; quando questo accade penso che un artista possa considerarsi soddisfatto del proprio lavoro. In particolare quelli cantati tutti o in parte in inglese, a conferma di quello che dicevo prima: le canzoni sembrano acquistare una luce diversa, quasi non fossero nemmeno suonate dalla stessa band. ”Amore Liquido” ad esempio, ritornello ossessivo e martellante che probabilmente vi rimbalzerà per la testa per un bel po', o ”New Wave”, che già dal titolo la dice lunga, un pezzo da dancefloor parecchio elettronico che ricorda gli svedesi The Sounds. Un debutto insomma partito col piede giusto, su cui c'è ancora da lavorare, ma sicuramente da tenere d'occhio.
Articolo del
13/07/2011 -
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