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Il coraggio di mettersi in gioco controcorrente rispetto al mondo anima sicuramente le menti ed i cuori dei Legendary Kid Combo, gruppo la cui carriera comincia nel 2006, ma diventa ufficiale l'anno successivo con l'uscita del primo album “Booze, Bucks, Death & Chicks”, cui fa seguito nel 2008 il secondo “Viva la Muerte”. In pochi anni aumenta a dismisura il numero dei consensi, tanto che non sono poche le collaborazioni, con tanto di comparsate in televisione e in festival importanti quali l'Heineken Jammin del 2008. Don Bat, Lucky Luke, Dr Cyclops, Big Boss, El Sentenza e Maestro Massa sono i soprannomi con cui si presentano i sei membri di questa band che sicuramente ha nel suo essere sopra le righe il punto di maggior forza. Il terzo album “Caravansaray”, pubblicato nel 2010 dalla giapponese U-POP, è definito da loro stessi, un “viaggio di disco”, in cui il leggendario combo fa passare l'ignaro ascoltatore dalle corti eleganti e goderecce di un sultanato orientale al saloon più mal frequentato del lontano e selvaggio west, passando naturalmente per un mercato costantinopolitano e per qualche party occidentale: il tutto in una miscela musicale veramente incomprensibile. Il loro ‘cock-a-billy’ si arricchisce di elementi rock, punk (soprattutto nell'attitudine e nel cantato), folk, molto country, blues ed altro ancora, con numerose reminescenze ed influenze svariate e spesso inconciliabili; non a caso sono presenti nell'album ben tre cover: “Fight for Your Rights” dei Beastie Boys, “My Medicine” di Snoop Dogg e la celeberrima “Paradise City” dei Guns N' Roses, tutte e tre non solo riarrangiate completamente, ma oserei dire stravolte ed irriconoscibili, eppure convincenti a loro modo. Dei dieci brani che formano l'album, non sono pochi gli spunti di grande interesse, oltre alle già citate cover: “Mustapha”, che apre il disco, è un brano dall'impatto vincente, ed “Hangman” che la segue guadagna molti punti grazie al suo cambiamento di atmosfera, mentre “Mentirosa” si fa forte della sua attitudine iberica, introvabile nelle altre tracce. Detto ciò, non mancano in realtà anche brani più debolucci, su tutti “Signorina”, progetto intrigante nelle idee, eccessivo nella resa. Poco meno di mezz'ora tutta da scoprire quella di “Caravansaray” che se riuscirà a far aumentare ancora il successo del leggendario combo, in crescita ma in attesa di conferme, non farà altro che ripagare l'arditezza di una band che prova a proporre e ad imporre uno stile proprio, poco comune all'interno del eterogeneo panorama musicale italiano. Fino ad ora è stata una scommessa vinta, ma, come qualcuno diceva, gli esami non finiscono mai...
Articolo del
14/07/2011 -
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