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Nereid
Bloodridden Love
2011
No Label
di
Arianna Mossali
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Dite la verità, quanti di voi storcono il naso e cambiano pagina se dico metalcore? Tanti, lo so. E mal ve ne incolse, perché, annaspando tra le inconcludenti band-fotocopia di cui i giovani poser si drogano oltre ogni limite di decenza, capita anche di imbattersi in belle, bellissime sorprese come Bloodridden Love, disco d’esordio dei Nereid, da Termoli con tanto amore distorto e oscuro.
Il progetto dei fratelli D’Apote e Centonza è infatti una sorta di concept dedicato al sentimento per antonomasia, ancorché inteso nelle sue accezioni più negative, nelle sue forme malate e morbose, che danno dipendenza e portano all’autodistruzione. In generale la band ha dimostrato di non aver voluto stravaccarsi sul facile mischiotto della strofa cattiva/ ritornello smielato/ assolone muscolare: i Nereid compiono un ottimo lavoro di ricerca per comporre brani sempre accattivanti, giocando col death e col thrash in maniera quasi sempre indovinata. Non fatevi trarre in inganno dalla melodia fatata dell’intro, qui i ritmi sono altri, dettati da una sezione ritmica sempre asciutta e precisa, come confermano Dark Moon e A Horrible Dream In My Soul. In verità la prima parte dell’album tende ad essere un po’ monolitica, l’impronta thrash-death è più forte e alla lunga può anche stancare. E’ nella seconda parte che vengono fuori le cose più interessanti, sorrette dai riff vischiosi di Emanuele Criasia e Riccardo Centonza e da quelle modulazioni ritmiche che fanno tanto Scandinavia (il che, parlando di death, non guasta mai). Si trova in questa zona anche il carico da novanta del lotto, la rocciosa The Waste Land, un terno al lotto per la rapidità con cui resta impressa e un testo disilluso e mai remissivo.
Unico difetto – ma si tratta veramente di un mero tecnicismo – i toni tendenti all’alto soprattutto nello scream, che potrebbero risultare fastidiosi e laceranti per chi è più orientato al classico growl gutturale. In realtà è un neo che si nota più in cuffia che all’ascolto su stereo, ma lo segnaliamo perché, visto che si può tendere alla perfezione, perché non osare?
Articolo del
26/07/2011 -
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