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Dopo Carmen Consoli e Mario Venuti, Catania ci regala una nuova band, dall’esordio brillante e davvero promettente. Sono i Nadiè: Giovanni Scuderi (voce, chitarra, piano, basso), Federico Tutino (chitarra elettrica, e-bow) e Alfio Musumeci (batteria).
Gli anni di gavetta del trio, insieme all'influenza di Massimo Roccaforte, alla produzione artistica e alla cura degli arrangiamenti, sono stati certo non indifferenti per questo primo album, Questo giorno il prossimo anno che già suona maturo e consistente dal punto di vista stilistico. Voce maschile, testi in italiano, melodie pop-rock che risentono degli echi cantautoriali connazionali, dai citati predecessori catanesi ai Velvet, Moltheni, Afterhours, un certo Battisti e perfino un po’ di Battiato. Cara Rivoluzione apre il disco con il rock leggero che fa da sfondo ad un testo dalle sfumature politiche non banali; seguono gli inquietanti ricordi di scuola di Franti, smorzati da una musichetta da giostra, giocosa e infantile. Tra i dieci brani, ecco poi la nuova versione di Glicine, il primo singolo della band che aveva visto la luce nel 2005 con la Lancelot Records, buona etichetta indipendente torinese. Il pezzo, rivisitato, presenta un cantato difficile ottimamente sostenuto dalla voce di Giovanni Scuderi che interpreta frasi dense di intimità, a suggerire letture e storie che vanno oltre la parola scritta. La città di Praga è lo scenario ovattato di una ballata dai toni neri, nerissimi, che aprono la strada ai toni cupi di Viola, una donna ed uno stato d’animo, un brano di sofisticata poesia. Mentre Roman Polanski sembra essere alla regia di certi momenti della vita, Del Vanto è un addio a una donna che sparirà dalla vita senza lasciar traccia né memoria. Il Valzer del Non Amore non è di sicuro tra i migliori pezzi, ma «se queste mura potessero parlare/ quanto silenzio farebbero» è un verso degno di nota. Laurea in lettere e filosofia vince invece per gli accenti ironici nel raccontare storie private ancora una volta in modo non banale. La canzone che dà il titolo all’album è infine il pezzo più raffinato, che chiude il cd con un sapore di malinconia serena, e fa subito venir voglia di ascoltare tutto da capo.
I testi di Giovanni Scuderi sono molto curati, finalmente lontani dalla solita mediocrità di molte band italiane esordienti. Malinconia e intimità sono la cifra di tutto l’album, in cui paure, ombre, tensioni profonde e stati d’animo rabbiosi sono cantati con una spiazzante soavità. Il disco è ricercato senza essere troppo snob, introspettivo senza per questo essere lagnoso. La gradevolezza dell’ascolto è assicurata. La band ha classe da vendere.
Articolo del
01/08/2011 -
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