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Lungi dal voler con questa definizione criticare senza alcuna via di fuga il lavoro degli emergenti Following Friday, tuttavia ritengo giusto mettere in grande risalto ed evidenza quello che è un vero e proprio dato di fatto: l'Ep in questione è indirizzato ad un target preciso di ascoltatori, ovvero quei pre-adolescenti in cerca di certezze e svaghi in un periodo in cui anche un banale raffreddore può esser visto come la fine della propria vita sociale! Gruppo, dunque, musicalmente abbastanza limitato dal genere scelto (o imposto, chissà...), i Following Friday, ovvero Luca Tampieri (voce, synth) Alessio Ruscelli (chitarra), Elia Tonelli (chitarra, voce), Alessandro Marchi (batteria) e Cristian Campadelli (basso), presentano in questo breve primo lavoro una variegata sequenza di quattro brani semplicemente pop, orecchiabilissimi e nemmeno arrangiati male a dire il vero, ma sostanzialmente banali. Insomma, forma curata a discapito della materia prima, un errore molto frequente nella musica commerciale degli ultimi anni. Passando in rassegna velocemente le quattro tracce in analisi, si possono unire in un unico discorso le prime tre, frizzanti ed allegre in egual maniera, ma al contempo noiose dopo un paio di ascolti, eccetto forse la seconda, “Online Song”, se vogliamo leggermente più sofisticata melodicamente rispetto alle altre due. Si distacca dal resto della demo la quarta ed ultima traccia, “Bright Stars”, che vuole essere una ballata acustica introspettiva adatta a far battere i cuori di tutte quelle neo-teenagers cui ci si rivolge, ma senza alcunché di artisticamente valido. Insomma, se si crede che il vero rock sia quello promosso da Disney Channel o si apprezzano quelle band che fanno di una chitarra distorta il movente per definirsi punk, allora questo Ep potrebbe anche risultare fresco e molto gradevole. Ahimè, i miei orizzonti invece sono di ben altra natura... Lascio in chiusura lo spazio dedicato all'unica vera nota lieta rimastami impressa dal pluriascolto di questo breve disco, ovvero il drumming energico, potente e preciso (almeno in studio!) di Alessandro Marchi. Scelta piuttosto originale quella di dotare delle melodie pop e orecchiabili di una base percussionistica a tratti “violenta”, decisamente più abituale per le orecchie di un metallaro medio che non di un giovane teen, ma che pure non è riuscita a sollevare la qualità media del prodotto. È un peccato che un musicista che sembrerebbe essere alquanto dotato sia impantanato in un progetto così poco maturo ed edificante: come gustarsi del buon vino in un bicchiere di plastica....
Articolo del
22/08/2011 -
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