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Quando ci accingiamo all’ascolto di una novità discografica nostrana chissà per quale oscuro motivo avvertiamo un senso di inadeguatezza misto ad acquiescenza, impazienti non aspettiamo altro che scocchi il minuto dell’ultima canzone. Eppure dai “saggi” (verrebbe da chiamarli così) oltreconfine sentiamo spesso ripeterci: “Italiani finitela di piangervi sempre addosso!”. Monito che sarebbe meglio ricordarsi talvolta, anche nel panorama musicale, soprattutto quando ci troviamo tra le mani un album come quello del cantautore italiano N.A.N.O., all’anagrafe Emanuele Lapiana, che ha pubblicato di recente “I Racconti Dell’Amore Malvagio”. Dopo aver militato in una band di Trento (C|O|D) per diversi anni, ha deciso di intraprendere la carriera come solista nel 2007 con l’album di debutto “Mondo/Madre”, cucendosi addosso uno stile che unisce modernità e tradizione spaziando tra pop, rock sperimentale e musica leggera con chiari riferimenti a nomi come Niccolò Fabi, Simone Cristicchi, Baustelle per citare un cantautorato recente o se invece ci riferiamo al passato, riecheggiano reminiscenze di Lucio Battistie Giorgio Gaber. Le collaborazioni all’interno del disco, alcune più note come quella di Pacifico e Federico Fiumani, altre meno come Sara Mazo e Max Collini, gli conferiscono un tratto eclettico ed allo stesso tempo umile, mettendo da parte qualunque forma di autocelebrazione di troppo che spesso accompagna i cantautori. Le tracce dell’album sono contraddistinte da una grande varietà nell’uso di strumenti ed arrangiamenti che hanno il pregio di non annoiare mai l’ascoltatore e lo stesso dicasi per i testi, alcuni impegnati ed a sfondo sociale, altri romantici e sentimentali in stile da perfetto crooner d’altri tempi. “Cuoricino” è la perla dell’album, la più convincente sia nei contenuti che a livello compositivo, affronta il tema della mancanza di futuro da parte dei giovani d’oggi, utilizzando un “tu” che sembra indicare non la seconda persona singolare bensì plurale, nei versi “Ti afferrerò se cadi / E non ti lascerò / Ti abbraccerò se voli” emerge il desiderio di volere essere accompagnati da qualcuno lungo la propria vita, di non essere lasciati soli nel proprio cammino, lanciando un messaggio rivolto all’intera società. Alla fine la traccia si chiude con una parte in cui il canto lascia spazio ad una strofa interamente parlata che racconta l’attualità del nostro paese tra carceri stracolme, fabbriche cinesi, fenomeni mediatici come Fiorello e Mike Bongiorno sino a citare il gruppo dei Baustelle (“Esco a comprare un paio di bretelle/ Mentre l’Italia consacra i Baustelle”), che più che una critica appare come un omaggio alla band da cui N.A.N.O. ha palesemente tratto ispirazione. L’altra canzone a sfondo sociale è “ Io Accuso” in cui la rabbia si percepisce sin dalle prime note per l’uso di ritmi decisamente più rock e l’oggetto di tanta avversione è il ’68 con i suoi falsi miti , la sciabordante propaganda e il culto che ne seguì negli anni successivi sino ad oggi; volutamente incisiva, dura ed a tratti forse fin troppo eccessiva (“I sessantottini che hanno cambiato il mondo…../ Perdonato i brigatisti”) cattura sin dal verso iniziale. Temi decisamente diversi accompagnano invece altre canzoni come “Cohen”, meravigliosa dedica al proprio amore, “E.M.I.” dipinto di una persona bugiarda che ha lasciato un’indelebile ferita, “Lo Squalozecca” parodia grottesca di un individuo bruto e malefico. Un meritato plauso al cantautore N.A.N.O, poetico ma scevro al tempo stesso da qualunque linguaggio aulico di troppo secondo la regola ben collaudata “In medio stat virtus”.
Articolo del
05/09/2011 -
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