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L'originalità è una componente fondamentale del successo di una band. Quando viene a mancare, la strada verso l'affermazione risulta di per sé già impervia più del previsto. È vero anche che il tentare vie già battute e consolidate può regalare risultati in maniera maggiormente rapida, ma in questo modo, molto frequente da quando la musica è divenuta commercio, si perde di vista l'altra componente fondamentale per poter ambire a quel successo cui sopra si accennava, componente che legittima anche l'eventuale successo: il coraggio. Se una band comincia la propria carriera con un qualche compromesso, e senza metterci qualcosa di proprio e di unico, al di là del riuscire ad imporsi, è già scritto che il futuro non sarà né duraturo né roseo. Alla lunga distanza i deboli cedono, è una legge di natura! Mettendoci da parte questa premessa cinicamente romantica, e forse fuori luogo, arriviamo ai Post Adolescence, band di Seattle, come detto, formata nel 2007 dal cantante e chitarrista Johnny Straube, dal batterista Brian McCrossen e dal bassista Gar Hooker, cui si sono aggiunti presto, nella produzione del primo album “My Nothing” anche Mark Clem e Adrian Garver, seconde chitarre e tastiere. Prendendo spunto da un sound post-punk di varia ispirazione (Buzzcocks, Placebo ed altri ancora...) questa band cerca di regalare una musica la cui ricerca melodica sia semplice da afferrare, basata tutta su riff non raffinati né sofisticati, molto diretti ed orecchiabili, a supporto di ritornelli che molto hanno di pop. All'interno di questo primo lavoro discografico si possono trovare brani anche differenti tra loro dal punto di vista dell'impatto, alcuni decisamente più leggere e frizzanti, altre più pesanti e cadenzati, meno post-punk e nel complesso gradevoli (“Your Lies Are the New Black” e “Your Name Doesn't Fit You Anymore” le migliori). Dieci tracce che scorrono via veloci, com'è giusto che sia, senza picchi altissimi di qualità, senza nulla che rimanga impresso realmente e che faccia valer la pena di ascoltare questo tipo di proposta, ma senza nemmeno annoiare, anche se qualche brano ha dell'irritante (“Myspace on Yours” e “24hrs” su tutte!). Un album mediocre e lineare, non brutto, ma vuoto...ciò che si può maggiormente evidenziare è la particolarità della voce del cantante, dotato di un timbro un po' nasale e che proprio per questo diventa fastidioso in alcuni brani, non aiutato certo dall'espressività, pressoché assente. Non buona anche la produzione, che d'altronde dovrebbe essere propria, in quanto la band non risulta ancora sotto contratto con alcuna etichetta. Non si vuole con questa recensione dare una bocciatura ad un gruppo comunque alle prime armi ed avente ancora il tempo necessario per invertire la rotta, ma semplicemente precisare come, anche in campo musicale, la fortuna aiuti sempre gli audaci!
Articolo del
05/03/2011 -
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