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Devangas
We Cum Beer Ep
2011
CD autoprodotto
di
Alessandro Basile
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Si può fare ancora del sano punk, possibilmente con delle belle influenze hardcore, in Italia? A quanto pare sì. Tale considerazione viene automatica soprattutto quando si incappa nell’ascolto di un Ep vibrante come quello che i Devangas, spumeggiante quartetto proveniente dalla provincia di Forlì-Cesena, hanno dato alle stampe nella scorsa primavera. ”We Cum Beer” – un titolo che certamente non passa indifferente – è la loro prova d’esordio in studio e raccoglie le prime composizioni realizzate dalla band dopo un iniziale periodo di rodaggio contraddistinto da un folto repertorio di cover miste. Questo mini album, interamente inciso in presa diretta proprio per accentuare l’attitudine live dei Devangas, è il perfetto biglietto da visita per un progetto che non deve dimostrare nulla a nessuno. I sei pezzi in esso contenuti scorrono nel modo più rapido possibile e si fanno subito notare per l’ottima miscela di influenze che spesso vanno al di là delle classiche tendenze punkettoidi. Basta ascoltare l’iniziale ”YouthOpia”, caratterizzata da una decisa componente heavy che si fa largo principalmente nel riff iniziale. Ad emergere è subito l’interessante alternanza continua di voci maschili e femminili ed un cantato anglosassone che accentua l’indole brit/statunitense del gruppo. Con ”Party”, seconda traccia in scaletta, si fanno più vivi gli echi graffianti del punk. Stesso discorso per la successiva ”Please Don’t Take A Dog”, forse il brano di punta dell’Ep. Ad aprirlo c’è un’intro un po’ insolita, fatta di morbidi arpeggi pronti però a farsi da parte in men che non si dica e dando modo al pezzo di esplodere nel vero e proprio senso della parola. Apprezzabile anche l’assolo centrale, segno di una discreta tecnica chitarristica, che lascia poi nuovamente spazio al finale meno confusionario del brano, vale a dire nello stesso modo in cui si era aperto. A”Please Don’t Take A Dog” segue invece ”G.O.S.” che è forse l’episodio maggiormente pop di tutta la raccolta e si esaurisce in meno di tre minuti. Nell’ascolto si denota un sound più americano che inglese, vicino alle atmosfere anni Novanta. Chiudono il lavoro ”Just A Love Song”, anch’essa sulla scia della precedente, e poi la title-track. In quest’ultima i Devangas si lasciano andare in un roboante hardcore in vecchio stile, violento e fulmineo, tanto da superare a malapena il minuto. E’ la composizione più idonea per chiudere un Ep che lascia segnali incoraggianti soprattutto per chi è un cultore del genere e per chi cerca nuove conferme provenienti dall’underground nostrano, o comunque da un contesto in cui fare un certo tipo di musica, e dare determinati messaggi raccontando nella maniera più istintiva possibile ciò che la realtà di tutti i giorni pone davanti agli occhi, è principalmente una necessità.
Articolo del
06/09/2011 -
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