|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Dirty Blood
Generator
2011
CD autoprodotto
di
Alessandro Basile
|
|
Che il sud Italia pulluli di tante belle realtà indipendenti ne dubitano in pochi. La conferma arriva anche in parte dall’ascolto del nuovo album d’inediti realizzato dai Dirty Blood, interessante rock trio proveniente dalla provincia di Brindisi ma nato a Roma quattro anni or sono con una formazione ben diversa da quella attuale. Ideatore del progetto è il cantante e bassista Vincenzo Bruni che, durante la lavorazione, si è anche occupato personalmente dei missaggi e del mastering.“Generator” è il terzo LP della band: arriva a due anni di distanza da “Odio E Lacrime”, totalmente in lingua italiana, e ad uno solo da “Under The Cover”, un disco caratterizzato da efficaci rivisitazioni di grandi classici del rock dei decenni passati che i Dirty Blood hanno voluto omaggiare nella maniera più vicina alla loro indole. “Generator”, con i suoi dieci brani (nove se si esclude l’iniziale “Welcome To Generator”, una sorta di rapida introduzione all’album), segna una chiara attitudine rock della band, pronta a farsi più dark – o addirittura heavy – in alcuni frangenti. Questo è quello che trapela dal suono massiccio che si sprigiona nella successione delle tracce. Un suono per nulla lo-fi, anzi, curato a fondo. Tuttavia non mancano episodi più articolati, dagli echi vagamente progressive, evidenti sul finale di “Dark Passenger (Pt.1)” e nell’inizio della successiva “Sandcastles (Dark Passenger Pt.2)”. E’ in quella fase del disco che le atmosfere si fanno apparentemente più distese ed intense, lasciando poi di nuovo spazio alla pioggia di riff incalzanti che si sprigionano subito dopo in “Flower”, sesto brano in scaletta, che ricorda un po’ gli Afghan Whigs dei tempi d’oro. Quelli di “Congregation”, per intenderci. La scelta di scrivere in inglese accentua molto lo stile decisamente americano delle canzoni, dove sono i prepotenti assoli del chitarrista Francesco Padova – sempre in grande spolvero – a farsi notare con costanza: su tutti quelli presenti in “Flames” (uno degli episodi di punta di tutta la raccolta), “Blame” e “One step away”. E’ un disco possente, ben suonato e pieno di personalità. Adeguato il cantato, con una voce che spesso esce quasi distorta e ruvida, necessaria per sottolineare l’oscurità che pervade tutte le composizioni. Anche la sezione ritmica non fa una grinza, merito soprattutto del tocco non indifferente del batterista Guido Vincenti.
Articolo del
12/09/2011 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|