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”Ferirsi” è l’Ep d’esordio rilasciato pochi mesi fa dai Mary In June, quartetto capitolino formatosi circa un anno fa. Il lavoro è stato prodotto dalla band stessa in collaborazione con la Subcava Sonora di Napoli che, dopo aver ascoltato i provini dei pezzi che poi sarebbero stati inseriti nel medesimo disco, ha deciso di sostenere con grande entusiasmo la causa. Le sei tracce in esso contenute, una perfetta essenza di pop rock italiano sperimentale, sono state registrate nel dicembre dello scorso anno presso il Wax Studio di Roma. In esse si respira una grande sensibilità, una ricerca profonda nel modo di intendere e sviluppare la forma canzone che, nella maggior parte dei casi, viene stravolta. Ciò è frutto di un’idea di base molto interessante che è quella di dare grande importanza ai suoni e alle atmosfere che fanno da contorno ad una scrittura davvero apprezzabile, pronta a farsi quasi ermetica lì dove è l’improvvisazione a primeggiare. ”Nel Buio”, penultimo brano in scaletta ed introdotto da uno splendido crescendo strumentale vagamente post rock, ne è l’emblema. Il filo conduttore del mini disco è probabilmente l’ambientazione, o se non altro gli scenari evocati. Questo perché ”Ferirsi”, con le sue chitarre acquatiche e l’uso considerevole di synth, è un Ep dal suono quasi crepuscolare, ideale per gli ascolti notturni grazie alle immagini spesso oscure che vengono evocate. C’è un bisogno lampante di raccontare le sensazioni, le apprensioni, i disagi interiori e la precarietà nei rapporti di coppia. Ci sono canzoni di grosso spessore, forse tutte. Di sicuro non ci sono episodi inutili, o comunque pezzi riempitivi. Si parte con ”Olio, Benzina e Cherosene”, brano scelto come singolo apripista e per il quale è stato realizzato anche un bel videoclip. A caratterizzarlo ci sono graffianti arpeggi di chitarra acustica seguiti da eleganti progressioni elettriche che si diramano nella seconda parte del pezzo dove anche il cantato tende a farsi più rabbioso. Ecco poi ”In Fondo Al Mare”, un grande pezzo. E’ molto articolato per via dei continui cambi e, nel complesso, risulta più incisivo e rockeggiante del precedente, nonostante l’inizio delicato contraddistinto da soffici chitarre. Si viaggia su ritmi simili ne ”Il Giardino Segreto”, uno pseudo-folk pervaso dall’elettronica, a metà strada tra il cantautorato rivoluzionario de Le Luci Della Centrale Elettrica (o dei meno noti, ma non per questo inferiori, Bar Noir) e la sonicità dei Mamavegas. ”Color Petrolio” è invece il sunto di tutto il lavoro, con i suoi toni ombrati e sospesi, dal bel groove di basso e dall’interpretazione impeccabile del cantante e chitarrista Alessandro Morini. Con l’avvolgente ”All’Interno”, ideale seguito della già descritta “Nel Buio”, si chiude un delizioso Ep che presto avrà anche un seguito dal momento che il complesso romano è pronto per tornare in studio e registrare nuove canzoni. Se sarà un ulteriore ‘Extended Play’ o un album a tutti gli effetti non si sa. Di certo, alla luce di quanto realizzato finora, la curiosità è tanta.
Articolo del
17/09/2011 -
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