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I Diane And The Shell suonano un math rock originale, personale, sardonico e decisamente sopra le righe. A quattro anni di distanza dall'album d'esordio ”30,000 Feet Tarantella”, la band (Alex Munzone, Peppe Schillaci, Luca Siracusa, Emanule “Johnny” Venezia) dà alle stampe ”Barabolero”, disco che tra chitarre, basso e batteria, restituisce sonorità dai registri stilistici più vari, destrutturando echi melodici in chiave esclusiva. “Barabolero” è dunque un crogiolo ben calibrato di atmosfere e visioni che attraversano ritmiche evocanti luoghi remoti e progressisti al contempo, “parafrasando” nei suoni tradizioni italiche, sapori balcanici, cavalcate western, polizieschi anni '70, tarantelle e colonne sonore di videogiochi, con l'ausilio di synth-etiche tastierine 8-bit e 16 bit e Nintendo Ds. Registrato presso l'Argent Studio di Ragusa e mixato John McEntire (batterista dei Tortoise) al Soma Studio di Chicago, mescola dieci tracce, dai titoli grotteschi, dagli arrangiamenti immediati e dal sound singolare, in reinventati itinerari strumentali math. L'Est Europa è ravvisabile in ”Holidays in Bucaresti”, la Sicilia in ”Sant'Alfio Cowboys”; Napoli in ”Operazione San Gennaro”. Non mancano infine “vocalizzi folli e sui generis” in ”Last Call (A Cappella Version”) ed esplosioni di bit (”Tendo-Nin”, ”Barabolero”). “Barabolero” è una scarica di suoni in delirio; una interessante nenia gitana distorta, ironica e singolare, sospesa tra vicino e lontano, passato e presente.
Articolo del
22/09/2011 -
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