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Gli Storm Of Rays sono un giovanissimo complesso rock proveniente da Roma. Nascono nel 2009 con una formazione ben diversa da quella attuale, giunta poi ad una definitiva stabilità solo nell’estate di un anno fa con gli arrivi del tastierista Andrea Rosi e del bassista Cristiano Fanciulli. Oltre a loro, a far parte del progetto ci sono anche il batterista Andrea Riccucci, fondatore del nucleo di partenza, e il cantante e chitarrista Fabrizio Campomori, subentrato nel marzo del 2010. Una volta trovata la quadratura del cerchio gli Storm Of Rays si gettano a capofitto nella scrittura e nella rifinitura di nuovi pezzi originali. Terminata la pre-produzione, il quartetto capitolino entra in studio per incidere il materiale, ultimato nel corso dell’estate passata. “Like Puppets” è il titolo scelto per rappresentare la loro prima raccolta ufficiale di canzoni inedite pubblicata ad inizio settembre. Il disco è composto da sei brani (sette se si include anche la versione acustica di “Magic Valley”), contraddistinti da una chiara attitudine pop rock. Il lavoro, soprattutto per la scelta di scrivere in lingua inglese, risente particolarmente delle influenze britanniche e – in maniera ancor più netta – d’Oltreoceano. La cosa è suggerita inoltre dal suono ruvido, nonché graffiante, che si palesa durante l’ascolto globale dell’Lp. Sonorità lo-fi che ricordano quelle statunitensi del vero indie rock dei primi anni novanta e sulle quali gli Storm Of Rays dovrebbero insistere di più per non soffocare quell’incisività e quell’immediatezza che resero così dirompente il sound dell’epoca. Alla forte componente garage sprigionata dal trio chitarra, basso e batteria, si accostano, in maniera forse un po’ inusuale, i fraseggi tipicamente new wave delle tastiere e dei synth come accade nel brano iniziale “Nasty Bug”, nell’inciso di “Summer Morning”, piuttosto che sul finale della title-track. Composizioni, queste, che richiamano spesso al sound degli MGMT. Tastiere che, in altri casi, ammorbidiscono un po’ troppo l’impostazione post grunge delle canzoni attenuando così la schiettezza musicale di base. Questo contribuisce, il più delle volte, a dare un piglio maggiormente pop alle atmosfere dal momento in cui le chitarre vengono lasciate in secondo piano senza permettergli esplodere in energici assoli. Ciò accade in particolare nel bridge di “School” e nella seconda metà di “Every Night”. “Like Puppets” è dunque il biglietto da visita di una band ancora un po’ acerba ma piena di entusiasmo, determinata, e con ampi margini di miglioramento.
Articolo del
08/10/2011 -
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