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A quasi tre di anni di distanza dalla pubblicazione di “Fast Century”, primo album d’inediti dopo la bellezza di cinque Ep sfornati a ripetizione dal 2002 al 2007, tornano in pista gli Shadow Line. “I Giorni Dell’Idrogeno” è il titolo dell’ultimo lavoro della band laziale, un quartetto che vede il cantante (nonché paroliere) Daniele Giannini alle chitarre elettriche, Alessia Casonato al basso e Francesco Stefanini alla batteria. Accanto ai loro nomi va aggiunto anche quello di Francesco Sciarrone, secondo chitarrista e, all’occorrenza, addetto ai synth. In uscita per la Modern Life il prossimo 30 settembre, l’Lp sarà acquistabile nei migliori negozi dischi grazie alla distribuzione di Audioglobe e Believe. Registrato e missato da Francesco Grammatico presso i DB Recording Studios di Bagni di Tivoli, il disco segna l’ennesimo, importante cambio di direzione nello stile del progetto, in continua evoluzione artistica e da sempre propenso alla ricerca di svariate contaminazioni. Nello specifico, la novità principale risiede nel fatto che ne “I Giorni Dell’Idrogeno” siano racchiuse otto composizioni interamente cantate in italiano. L’unica eccezione è rappresentata dall’uso della lingua britannica che caratterizza l’inciso di “Regole di Ingaggio”, secondo pezzo in scaletta, oltre al bridge de “L’Estate In Un Giorno”, forse la canzone più articolata dell’intero album per via di una struttura insolita. La scelta di cimentarsi nella scrittura in italiano dona, in alcuni casi, delle venature maggiormente pop alla melodia come si avverte ad esempio nel brano di apertura “La Vita Sognata”. Questo, tuttavia, accade di rado. “I Giorni Dell’Idrogeno” è del resto un disco di musica rock, dotato di un suono ricco di echi e riferimenti inglesi, soprattutto quando a farsi largo sono gli elementi più elettro-wave. Oltre ad essi vanno segnalate anche le scorribande più rumoreggianti e sognanti pronte ad espandersi a macchia d’olio nel grandioso finale de “Il Limite”, la cui intensa coda strumentale mette in evidenza un debole – mai troppo nascosto dal gruppo capitolino – per le cavalcate soniche a metà strada fra il noise statunitense e lo shoegaze d’Oltremanica dei tempi migliori. A proposito di finali, da sottolineare anche quello di “Giorno Di Follia”, più esplosivo e secco rispetto agli altri. Interessanti anche le sferzate rock che sorreggono “Oblio”, traccia successiva a ”Il Limite”, forse la più incisiva e diretta dell’intera raccolta. Il brano è quello che più di tutti ricorda lo stile tagliante dell’album d’esordio. “L’Estate In Un Giorno”– in cui si citano anche gli indimenticabili Joy Division – e “Dormi”rappresentano invece gli episodi più spigolosi, ma non per questo inferiori, del disco. Riproducono al meglio l’idea di base del progetto che, lo ribadiamo, ha nel suo DNA la tendenza irrefrenabile di spaziare continuamente e di lasciarsi attraversare da nuovi generi. Una band, quella degli Shadow Line, il cui obiettivo primario è quello di non dare dei chiari punti riferimenti, di non adagiarsi troppo a lungo su di un unico stile, ma abituata a guardare sempre avanti. E la cosa, soprattutto agli addetti ai lavori, non dispiace affatto.
Articolo del
28/09/2011 -
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