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The Selfish Cales
The Selfish Cales II
2011
CD autoprodotto
di
Daniele Bagnol
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La traduzione letterale di Selfish Cales sarebbe più o meno questa: quattro giovani di circa vent’anni, torinesi di nascita, cresciuti a quanto sembra a pane e Beatles (ma anche Zombies, Hollies, i primi Pink Floyd….e chi più ne ha più ne metta) che nel giro di un anno hanno sfornato due EP di buon livello. Questo secondo episodio, “The Selfish Cales II”, scorre tutto intorno a sonorità inglesi della seconda metà degli anni ’60, alla ricerca quasi maniacale di un sound ‘totally sixties’ travestito per il nuovo millennio: l’effetto finale non è niente male, anche perché i quattro ci sanno fare tra riff potenti e tappeti sonori gradevoli, che a tratti riscoprono un’aura di misticismo indiano. In questo l’utilizzo del sitar di “State of Eternity” per esempio ne è una prova deliziosa. Ottime poi le lunghe cavalcate strumentali che accompagnano i brani alla chiusura, un continuo baccanale di suoni elevati all’ ennesima potenza. British invasion e psichedelia suonate davvero con personalità e accuratezza. Che poi a ben vedere, sia la copertina che i titoli dei brani trascinano già l’ascoltatore in un mondo tra spiritualità ed esuberante psichedelia british: “Light Worms & Old Dancing Ladies” risente parecchio dell’influenza di George Harrison & co. nella fase più orientaleggiante, mentre la traccia di chiusura “Black and White Rainbow” è invece più vicina agli anni ’90, dove tra gli ingredienti si possono distinguere riff noelliani e liricità da Kula Shaker prima fase. Da rivedere un po’ la parte della produzione, perché l’EP suona ancora un po’ grezzo, ma le buone fondamenta per il futuro si vedono tutte, basta solo indirizzarli per la strada giusta. Si tratta a mio avviso infatti di un progetto che può strizzare l’occhio anche fuori dall’Italia: a proposito, case discografiche fatevi avanti, io qualcosa ci scommetterei.
Articolo del
26/09/2011 -
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