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“Ciò che vedo, ciò che mi trasforma, che mi attraversa o che sia lontano; il bello e l’assurdo, il fastidio e il piacere, il sarcasmo nell’essere difettosi come prototipo di uomo”; queste, secondo le parole dello stesso Masì, le tematiche alla base di 37297”. Nato a Roma ma trasferitosi a Milano, il nostro è un artista a tutto tondo, un cantautore che spesso e volentieri invade altri campi artistici, come la pittura. E proprio l’estro pittorico emerge dall’ascolto dell’album, una sorta di grande opera artistica composta da dodici piccole tele, ognuna delle quali rappresentante una storia diversa. Storie che spesso lasciano l’amaro in bocca, storie di vita vissuta nelle quali sono la tristezza e la disillusione spesso a predominare. “Senza essere un Papa o un docente posso dire che molte cose di questo mondo non mi vanno, ma purtroppo sono meccanismo e artefice di ciò che non mi piace”; parole che mostrano una non appartenenza a un mondo disastrato e pieno di contraddizioni, ma nello stesso tempo l’amara constatazione di esserne inesorabilmente parte. Punto focale dell’intero lavoro è la parte testuale, e qui un plauso va sicuramente a Masì e al fatto che riesca a comunicare in modo semplice e fruibile tematiche di grande spessore. La scelta poi di registrare il disco in presa diretta, affidandosi agli arrangiamenti dei Nobili Camasso, si è rivelata vincente. Tutto il lavoro è permeato da atmosfere in bilico tra folk e rock, sulle quali a spiccare è la voce di Masì, che vive i propri testi con trascinante passione. Testi che oscillano tra gli stati d’animo più differenti, ma con una vena amara che si ripropone costantemente. Troviamo per esempio l’assurdo dolore in “Nel Senso Che”, dove le atmosfere cantautoriali si incontrano con una matrice musicale tipicamente rock. Dolore e rabbia che ritornano in “Vita da Matita”, ballata di stampo acustico, nella quale il nostro si scaglia contro coloro che dall’alto vogliono “disegnare” la nostra vita a loro piacimento, in nome di un potere effimero basato sul denaro. Rabbia e fastidio innervano anche “Solo Un Senso”, e trovano sostegno nella chitarra elettrica di Ernesto Nobili. Masì sa anche essere sarcastico come nelle velenose “Acqua Minerale” e “Colpa Mia”, dove è il rock a prevalere, per interrogarsi poi sul reale significato della vita in “Dimmi Tu”, dall’incedere quasi funk. Non sono solo i sentimenti di rassegnazione a prevalere, c’è anche spazio per il piacere in “Domani” e in “Orizzonte”, dove il nostro chiede sussurrando l’amore di qualcuno per poter condividere una visione metaforica del proprio futuro, in una ballata pianistica dall’indubbio fascino. In “Dimmi Tu” ci si interroga invece sul vero significato della vita, per arrivare alla conclusione che ognuno, per cercare di esistere veramente, alla fine si scopre pieno di difetti. La vera anima da cantautore di Masì emerge invece in “Un Giorno Inutile” e in “Il Momento”, per sola chitarra acustica e voce. “Sto Con Te”, racchiude invece la fatica di ognuno di noi per un cammino che rimarrà forse incompiuto, ma che va vissuto per essere migliorato o subito. Chiude il disco la solare “Amare Fa Rima Con Te”, con le percussioni e un liquido hammond a impreziosire ulteriormente il tutto. Un album questo “37297”, che cresce ascolto dopo ascolto, segno dell’ottimo lavoro, in fase di arrangiamento e stesura, del cantautore romano e che merita senza ombra di dubbio un attento ascolto per poter assaporare appieno la caratura letteraria dei suoi testi.
Articolo del
03/10/2011 -
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