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”Il Sangue”, richiama immediatamente alla mente qualcosa di estremamente vitale e denso, fondamentale; così si presenta l’album di esordio di Vincenzo Fasano per la Eclectic Circus in uscita l’11 ottobre. E’ un album che si comporta come il denso liquido rosso vitale, che si incanala in mille vasi, vene ed arterie e si espande, lento e irrefrenabile in tutto il corpo per portare alimento e vita; oppure con un’altra immagine ricorda i rami di un nocciolo contorto che si staglia contro il cielo spoglio delle foglie degli altri alberi. Con i suoi intrecci, di rami o di vene, non è un album semplice, immediato; sa però svelare la sua forma misteriosa ad orecchi attenti e riflessivi, aperti ad un ascolto profondo. L’album del giovane mantovano che fonde in sé Nord e Sud con culture e sonorità diverse, non si può ascoltare in mezzo al traffico di città, per poter apprezzare al meglio la prima prova discografica presentata con una mini tournèè a Belluno (30 settembre), Milano (8 ottobre), Torino (13 ottobre), Pisa (15 ottobre) e Perugia (28 e 29 ottobre). Il primo elemento che spicca è senza dubbio la voce: inusuale, graffiante e sabbiosa, ricca di quella quotidianità piena di vita e di sfumature, sa dare alle sua poetica di strada il tono di un urlo solitario che si fa spazio tra l’indifferenza per raccontare di un universo interiore nel quale molti della sua generazione si possono trovare. E non solo. Gli arrangiamenti musicali e le note stilistiche si confondono tra numerosi generi tra i quali echeggiano il tango, il folk sofisticato e il pop-punk degli ultimi anni ’70. Tutto ciò conferisce alla musica una linea essenziale e piuttosto immediata, ricca di sonorità in un mix riuscito e piacevole. I testi danno l’idea di essere spontanei nell’impianto narrativo, eppure, ad una lettura più interiore, fanno pensare ad un processo lento di elaborazione per la loro portata. Personalmente il respiro più ampio si sente nella traccia numero 2 che dà il titolo all’album nella quale condensa la realtà della violenza che abbiamo intorno; a pari merito ”Mal d’Africa” con il suon narrare della ricerca di un futuro migliore e il ‘paso doble’ che possiamo trovare nella meravigliosa fisarmonica di ”Paiettes”. Le dieci tracce sono istantanee sul mondo che Fasano percepisce e vive. C’è sempre qualcosa di molto denso nella scrittura che accompagna tutti i suoi testi, che parla della materia dell’anima e della ricerca, anche quando questa sembra essere irta e insidiosa. Negli arrangiamenti dei brani si sente una grande accuratezza per ricreare l’atmosfera che emerge dallo scritto di Vincenzo Fasano che per renderli più ricchi si avvale di compagni di viaggio di tutto rispetto: il produttore artistico Manuele Fusaroli (Le Luci Della Centrale Elettrica, Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti), Riccardo Sinigallia in “Non Ritiro Quel Che Ho Detto”, Gionata Mirai del Teatro degli Orrori per chitarra e voce in ”Il Sangue”, e Dino Fumaretto al pianoforte in ”Se Fossi Me”. In tanta bravura l’unico neo è che forse, malgrado un buon livello medio, non riesce pienamente a coinvolgere l’ascoltatore. Resta tuttavia un’opera d’esordio degna di attenzione e rispetto, che lascia la voglia di ascoltare una prossima uscita, con un percorso sicuramente in ascesa.
Tracklist: 01.Non ritiro quel che ho detto 02. Il sangue 03. Mal d’Africa 04. Paiettes 05. Ucciderei per non combattere 06. Se fossi in me 07. La sindrome di Stoccolma 08. A bocca aperta 09. E’ come un gioco 10. Il farmaco etico
Articolo del
06/10/2011 -
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