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Prima fatica discografica per i 7 Training Days, gruppo di nascita recente, ma già con grande esperienza individuale alle spalle, e con un avvenire sicuro (stando a quando dichiarato), almeno nel breve termine! Solitamente il disco di debutto è importante per capire le potenzialità di una band, i difetti da correggere e i pregi da mantenere, e questo non fa certo eccezione...tuttavia dalla presentazione che il gruppo stesso ci fornisce del proprio ideale di musica, non mi sembra che ci sia molto da dover cambiare! Un indie rock dall'impronta melodica ben definita, contaminata qua e là da elementi di altro genere, con arrangiamenti piuttosto buoni e una predisposizione accettabile nella cura dei particolari. Insomma, si direbbe che l'obiettivo sia stato raggiunto; ma se fosse così sarebbe alquanto deludente! E non perché “In a Safe Place” sia in sé per sé brutto, ma perché la produzione, senza analizzare una ad una le dieci tracce, singolarmente piuttosto godibili, risulta nella totalità noiosa e ripetitiva, con anche una sgradevole sensazione di incompletezza in alcuni punti morti. Tra le cause di questo piattezza complessiva possiamo segnalare la più evidente di tutte, ovvero quell'atmosfera grigia, tesa, malinconica, che pervade, anzi, invade totalmente i 38 minuti dell'album, risultando intrigante nei primi minuti, ma col passare del tempo sempre più asfissiante, fino quasi all'ammorbamento! Atmosfera fornita in buona parte da un cantato ispirato, se presi individualmente i brani, ma monotono alla lunga distanza...l'interpretazione è abbastanza partecipe, però poco varia. E in generale anche la parte strumentale non è esente da colpe da questo punto di vista... Ciononostante, il disco non risulta insufficiente dal punto di vista della qualità, e tutto sommato di brani “brutti” non se ne trovano. Possono risultare un po' anonime “Freckles” e “Hole In The Ground”, o sembrare mancanti di quel quid necessario brani come “In a Song”, “Even More” o la title-track “In A Safe Place”, potenzialmente tre pezzi validissimi; ma tutto sommato il lavoro non presenta momenti veramente deprecabili. Dunque, per l'avvenire starà a Simone Ignagni (voce e chitarra), Achille Fiorini (chitarra), Giovanni Ignagni (batteria) e Antonio Tortorello (basso) capire bene se la strada intrapresa sia effettivamente quella giusta o se magari sia possibile tentare una virata verso altri lidi che possano far fruttare al meglio le proprie capacità: non sempre ciò cui si mira è ciò cui si dovrebbe mirare.
Articolo del
12/10/2011 -
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