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Certamente Giambattista Vico è prima di tutto curiosità. La Frohike, associazione culturale che promuove e diffonde culture musicali sperimentali, definisce ”Cenere Muto” come un progetto che si è costruito ruotando intorno a due tematiche fondamentali: l’improvvisazione, nella sua accezione più ampia, e la letteratura italiana. Ciò che colpisce immediatamente è senz’altro il profilo Lo-Fi e la ricerca sui suoni: un rumorismo che a volte è retrò, e si potrebbe pensare agli esperimenti di Russolo con l’Intonarumori, altre volte strizza l’occhio alla musica elettroacustica del Novecento. Decisamente condivisibile la scelta ‘ecologica’ del formato e del packaging: Frohike fa uscire Gianbattista Vico su tape c40 con custodia in carta riciclata e rafia da commercio equo&solidale, rigorosamente fatta a mano. Il disco è, inoltre, gratuitamente scaricabile dal sito della Frohike records. Il progetto si divide in cinque parti che scivolano liberamente l’una nell’altra simulando la tecnica narrativa del flusso di coscienza. Proprio come per la Storia umana, che Vico intende suddivisa in cinque momenti basilari, il disco contiene cinque tracce, piene di rimandi e specularità. Le tracce sono scandite, per mezzo di date precise, dal fluire del tempo storico e si assiste così all’evoluzione del linguaggio verbale e, parallelamente, di quello musicale con il passaggio da un suono acustico-elettrico-analogico al suono digitale e all'elettronica. Si parte con ”1298 _Crede’io ch’eo credette ch’io credessi”. Dante rappresenta proprio la prima tappa di uno sviluppo propriamente italiano della lingua, la data si riferisce al presumibile anno di scrittura della Divina Commedia e il titolo della traccia al canto XIII dell’Inferno. Il brano è un blues, disarmonico e un po’ ubriaco, origine e punto di svolta della musica contemporanea. Si procede con ”1349-1353_Summertime”, la data si riferisce, questa volta, alla presunta data di stesura del Decameron di Boccaccio. Questo brano è uno standard jazz registrato dal vivo, senza overdub, su vecchio nastro magnetico, il risultato è un'atmosfera fumosa e rarefatta. Il titolo qui è veramente ironico: la bella estate di Summertime è in contrasto con la tremenda estate pestilenziale del Boccaccio che costringe i protagonisti a fuggire da Firenze e rifugiarsi in campagna. Da un punto di vista stilistico il jazz, con sax e organo elettrico, è introdotto come naturale sviluppo del blues. Il terzo brano è ”1525: Venezia”, data di pubblicazione delle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo, il brano ha, questa volta, un'impostazione rock e post-rock, a tratti progressive, con una strumentazione anni 60, chitarra, batteria acustica ed elettronica e organo elettrico. Il brano seguente è ”1864: Deaf”, anno in cui fu approvata la riforma scolastica che segnò il primo tentativo di alfabetizzazione dell'Italia post-unitaria e Manzoni faceva parte della commissione che scrisse la riforma, si ispira al trip hop e richiama elementi jazz, inoltre introduce in modo massiccio l'elettronica, un elemento sonoro caratterizzante per la musica contemporanea. Il cd si chiude con ”1920: Architexture Of Languages”, giunge più vicino a noi. La data si riferisce all’anno in cui James Joyce comincia, a Trieste, la stesura di alcuni capitoli del suo Ulysses. Joyce segna un passaggio tra la letteratura precedente e quella successiva, come ci racconta Andrea, leader dei Cenere Muto: “questo brano è un miscuglio di linguaggi, dal metal all'ambient, dal noise allo ska, passando per la dodecafonia ed altro ancora. E' il nuovo mondo allargato, meticcio e splendido nella sua varietà. E' il nuovo linguaggio della Storia e della realtà umana”.
Articolo del
14/10/2011 -
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