|
C’era, è vero, qualcuno pronto a giurare che “Anteroom” fosse il canto del cigno della straordinaria prog band romana; gli impegni di BJ Caminiti e Alex Giuliani in altre conosciute ed apprezzate squadre musicali – Doomraiser e Belladonna su tutti – sembravano aver messo irreversibilmente in secondo piano il progetto IV Luna. Ma i cinque anni trascorsi dall’ultimo EP e addirittura gli otto che ci separano dal più recente full length appaiono un congruo prezzo da pagare per questa meraviglia. E, parlando di prezzi, visto che di questi tempi è bene essere oculati nelle spese, tanto per ribadire che la buona musica per qualcuno è ancora una passione e non un business, la band ha reso disponibile, oltre alla versione “fisica” acquistabile a modico prezzo, anche il download gratuito di ”Last Day Of An Ordinary Life” dal proprio sito. Come dire: l’arte e la bellezza non hanno prezzo. La nuova veste dei IV Luna trascende dimensioni e generi musicali, cavalcando prog rock, metal, doom, gothic e cantautorato con disarmante maestria. Per quanto attiene a tecnica chitarristica e ritmica, c’è da dire che i nostri infliggono un distacco quasi imbarazzante ad altre pur valide formazioni progressive contemporanee, ma ciò non appesantisce affatto l’ascolto e l’album mantiene un fascino mesmerizzante dall’inizio alla fine. Tecnicismi, sbrilluccichii e ghirigori multistrato alla Dream Theater? Certo, ci sono, come in ”September 28th, 2003”, o addirittura rivisitati con tendenze esotiche come nella ‘title track’; ma i IV Luna si dimostrano musicisti di radici solide e mentalità aperta, e non nascondono l’influsso subito da un certo prog rock tutto italiano degli anni ’70 (Osanna, New Trolls, PFM): fonte di un gusto melodico che si rivela in delicati arpeggi di chitarra (”63 Seconds To Black O”) e finissimi passaggi strumentali (bellissimo quello di tastiere in ”I Realize”). Bene la preferenza data alla lingua inglese su quella italiana, idioma sì nobile e aulico, ma, ahimè, una gattaccia da pelare quando si tratta di infilarlo in una canzone metal; la pronuncia anglosassone valorizza la bella e particolare voce di Mik, soprattutto sulle track più toste e ruvide, come le spettacolari ”Unsafe Prison” e ”In The Shade”. A fargli da contrappunto in molte tracce c’è la soavità di Alice Pelle che aggiunge un tocco di lirismo gotico. ”La Tua Voce”, unico brano in italiano, ha un riffing schizoide, dalla notevole forza evocativa; ”Magic Room” e Unsuitable”, molto ritmate e movimentate, ritornano su terreni più prog metal; ”Disappeared” lascia trasparire una melanconia di fondo tutta moderna, così come la struggente ed emozionante ”The Best Day”, dolcemente arpeggiata prima di esplodere pesante e distorta, in un crescendo straziante; in chiusura, la bonus track ”Tentativi”, un regalo impagabile in cui si rincorrono alternative rock, psichedelia, nevrosi sonore alla King Crimson e fumi sulfurei degni del più maligno black metal in circolazione. Un album praticamente perfetto, sacrificato un po’ solo dai bilanciamenti non sempre all’altezza. Non ci resta che dare un caloroso “Bentornati!” ai IV Luna, ed esortarvi a scoprire una band che vi dimostrerà – ma del resto molti di voi già lo sanno - che anche il metal può essere bello, nel senso estetico e classico del termine.
Articolo del
10/11/2011 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|