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Da San Miniato ecco cinque anime rock pisane che nel loro primo LP, intitolato “Flow”, sprigionano un funk avvolgente, un reggae/dub intrigante e un energico rockabilly che creano un non-genere che gli Zio Vania stessi hanno definito “Melting-rock”. La band prende il nome dal cavernicolo descritto da Roy Lewis nel suo libro “The Evolution Man”, ma questi pisani sono tutt'altro che retrò: senza farsi intrappolare in logiche di genere o di etichetta, la loro musica, proprio come in un flusso che accompagna diversi stati emotivi, riesce a miscelare molto bene le esperienze passate del rock con le influenze più contemporanee. Con il brano “Pink Cloud” si apre il disco, presentando buoni cambi di ritmo e un'interessante presenza di fiati, “Sweet” è piena di energia e movimento, il coinvolgente assolo di “Voiceless Child” è il grido disperato di un bambino che non ha voce di fronte ai disastri delle guerre e ai giochi di potere dei governi, in un mondo governato dal denaro. “Flow”, traccia che dà il titolo all'album, offre spazio a un'ottima linea di basso, con sax, potenti percussioni e vivacissime chitarre funk; l'amore domina il reggae in “Girl You Make Me Feel Almighty”, “Funky 4” esalta le buonissime qualità tecniche degli Zio Vania, ma è sicuramente “Crawled Up A Hill” la traccia migliore dell'album, con melodie davvero azzeccate; ”Raindance” è malinconica, “Cellar” riprende ritmi reggae codificati, infine “Cave” è una ballata rock in pieno stile anni '70. Questo lavoro è davvero apprezzabile, non solo per la tecnica, ma anche per le buone melodie che si susseguono nell'ascolto: purtroppo, però, è difficile innovare all'interno di questi generi così standardizzati, quindi l'antidoto di ‘genre crossing’, geniale nel saper conciliare gli opposti, non sembra evitare agli Zio Vania di proporre un prodotto dedicato a nostalgici e intenditori.
Articolo del
11/11/2011 -
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