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Raven Sad
Layers Of Stratosphere
2011
Lizard Records
di
Chiara Felice
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I Porcupine Tree nascono come one man band e si sono sviluppati attorno all'inesauribile vena creativa di Steven Wilson. In Italia sviluppi simili li hanno avuti i NoSound di Giancarlo Erra e i Raven Sad di Samuele Santanna. Il progetto di Santanna, con l'uscita dell'ultimo lavoro in studio, sembra aver posizionato i vari tasselli in maniera definitiva, decretando il passaggio da one man band a band a tutti gli effetti. “Layers Of Stratosphere”, terzo album dei Raven Sad dimostra una forte crescita sotto tutti i punti di vista, dalla composizione alla scelta delle chitarre e dei relativi effetti e si presenta come una tappa fondamentale che dovrà portare – questo è ciò che ci auguriamo - al raggiungimento di uno stile maggiormente personale e distintivo. Nei due album precedenti le tessiture musicali erano estremamente dilatate, Santanna sembrava esplorare l'elemento del silenzio fino valorizzarlo all'ennesima potenza, cercava di esaltare quella che per Miles Davis era una nota a tutti gli effetti, quella nota di silenzio molto poco usata in buona parte del mondo rock. Se “Quoth” e “We Are Not Alone” rimandavano alla memoria non tanto la psichedelia, quanto l'approccio chitarristo dei Pink Floyd, “Layers Of Stratosphere” non taglia questo importante cordone ombelicale. Il chitarrista Santanna sembra aver assimilato l'importanza delle pause tanto cara a Gilmour, così come non omette un altro tratto distintivo del chitarrista dei Pink Floyd: le tessiture melodiche a forte impatto emotivo. Il confine tra ciò che rimanda e ciò che è quasi identico a volte può essere pericolosamente labile (un piccolissimo passaggio nella parte di chitarra finale di “The Highest Cliff” ricorda molto da vicino la Pinkfloydiana “Take It Back”). Non è mai una scelta felice, quando si scrive una recensione, stilare la lista dei gruppi che hanno influenzato l'artista che si sta recensendo, ecco perché eviterò di citare altri gruppi dei quali si sentono i richiami; non si poteva però omettere la figura di Gilmour per un motivo molto più semplice: il suo sound permea l'intero album. Le notevoli capacità compositive di Santanna vengono esaltate anche dalla scelta degli effetti e dell'alternanza tra chitarra elettrica e acustica, niente arriva per caso, ma soprattutto niente è superfluo, ogni scelta timbrica è inserita esattamente nel passaggio che le spetta (“Door Almost Closed”). Come ogni disco progressive che si rispetti, non manca l'episodio che mette alla prova l'affiatamento di un gruppo, la cosiddetta suite che in “Layers Of Stratosphere” prende il nome di “Lies In The Sand”, brano di quasi diciassette minuti che non permette cali di attenzione grazie ai continui “cambi di ambientazione”. Questo ultimo lavoro in studio dei Raven Sad ha il valore aggiunto – rispetto ai precedenti – di un eccellente registrazione che ha saputo esaltare e accomodare le diverse scelte compositive e le ottime capacità tecniche dei musicisti che compongono la band. Dicevamo della radice comune di one man band tra Steven Wilson, Giancarlo Erra e Samuele Santanna, questi ultimi due – Erra in particolar modo – continuamente messi a confronto con il leader dei Porcupine. Chi scrive trova tra i tre artisti una fondamentale radice comune che è quella Gilmouriana (che ognuno ha poi sviluppato a proprio modo) e resta affascinata dalla particolare abilità di Erra e Santanna di riuscire a mettere continuamente in moto la macchina dei ricordi e dell'immaginazione: questa “porta quasi chiusa (“Door Almost Closed”) rimanda alla memoria la sfocata copertina di “Lightdark” dei NoSound, copertina che accennava e lasciava a noi la possibilità di costruirci intorno un mondo. Sarebbe bello poter ascoltare un disco che sia il frutto della collaborazione tra i NoSound e i Raven Sad, nell'attesa ci “accontentiamo” di questa ottima prova di maturità, qual è “Layers Of Stratosphere”.
Articolo del
11/11/2011 -
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