|
Gli H.I.M. rappresentano un curioso caso: per qualche strano motivo si fa fatica ad ammettere che abbiano davvero tutte le credenziali in regola. A giudizio di popolo, probabilmente a ragione, hanno la terribile colpa di aver liberato orde di temibili fanciulli emossessualmente instabili dalle loro catacombe emotive. E poi, quel cantante, così fottutamente poseur, con il perenne appeal da pornodivo d'altri tempi e così poco credibile come discepolo del metallo. Eppure, per qualche trama insondabile piacciono e continuano a tirare avanti da più di dieci anni la loro carretta con una carriera dignitosissima.
Ville Valo e soci, ormai votati alla conquista dei grandi spazi americani, anche questa volta hanno confezionato un disco che, nonostante le nobili influenze dei signori dell’hard rock, pescando con ragionato caso tra Black Sabbath e Led Zeppelin veste infinitamente pop. Screamworks è, così, un album lanciato sul mercato forse per far breccia nei cuori più teneri, non certo un chiaro esempio di furia.
Una patina plasticosa che non tutti riescono facilmente a digerire, ma che porta comunque dei brani che hanno il notevole pregio di riuscire a farsi ascoltare, riascoltare e poi, senza consapevoli comandi, canticchiare, senza porsi alcuna domanda. Love metal o splendido pop-rock da classifica, chi sono costoro e cosa vogliono propinarci? Il problema è proprio questo, intenti più che aulici e un risultato che spesso lascia un senso di insicurezza generale, un po’ come il polpettone riscaldato della domenica. Il rovescio è che può causare infinita tristezza la voce del diafano Ville, per l’occasione in camicia a righe, canticchiare su morbide tastiere, quando piuttosto lo si immagina vestito solamente di tatuaggi a scacciare lupi maligni in qualche landa ghiacciata del freddo Nord.
I temi sono sempre gli stessi: l'amore e la morte - intesa in senso lato, come perdita, abbandono e distanza, - in un continuo rincorrersi ci concedono questa volta 13 brani, tutti di chiara matrice H.I.M.. Qualcuno, sicuramente tra i più temerari, potrebbe azzardare che questa band suona da 15 anni sempre lo stesso pezzo, variante più, variante meno. E con questo pezzo sono riusciti a tirare fuori sette album e una manciata di raccolte. Non male per una canzone, no?
|