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Fionn Regan
The Shadow Of An Empire
2010
Heavenly
di Andrea Belcastro
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E’ irlandese ma sembra uscito fuori direttamente dalla West Coast americana degli anni ’70. Stiamo parlando del folk singer-songwriter Fionn Regan, il novello Bob Dylan capace di attirare l’attenzione della stampa specializzata quattro anni fa con il discreto The End Of History e oggi fermamente intenzionato ad ottenere la piena maturità con The Shadow Of An Empire. Se l’impero cui fa riferimento il titolo sia quello britannico non è ben chiaro, ma certamente, come accennato in precedenza, c’è davvero poco di anglofono nelle sonorità disegnate dal giovane menestrello; perché se qualche reminescenza melodica beatlesiana è ancora presente, chi volesse inquadrare in poche immagini ciò che Regan è, dovrebbe figurarselo come un mix tra Byrds, Neil Diamond e il Bob Dylan di Blonde On Blonde vagamente aggiornato agli anni 2000.
Certo, niente di particolarmente originale, ma non è in questo che Regan cerca di farsi valere, bensì nella grandissima omogeneità e compattezza in fase di scrittura e arrangiamento dei brani. E’ facile infatti, durante l’ascolto, perdersi nel seguire le melodie inseguirsi come i colori di paesaggio di campagna e ritrovarsi, senza rendersene bene conto, già alla fine del disco. Il difetto principale è che questa coesione di fondo non è supportata da brani di valore assoluto, per intenderci quelli che Dylan sfornava in continuazione, ed alla fine del giro è difficile indicare con precisione un brano che si elevi sugli altri se non proprio sul finale con la delicata, vagamente younghiana (soprattutto nell’uso dell’armonica e del banjo), Little Nancy e la commovente Lord Help My Poor Soul.
Un po’ poco per una valutazione eccellente, ma è innegabile che si tratti di un artista di talento e capace di sfornare un disco perfettamente prodotto e confezionato. Ed in attesa di una maggiore qualità nelle composizioni va bene anche così.
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09/04/2010 -
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