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Si tratta di un doppio cd che riconcilia all’ascolto della canzone d’autore, che regala nuova luce a quella che non molto tempo fa definivamo un po’ distrattamente “musica impegnata”. Dobbiamo dire grazie a Daniele Biacchessi, giornalista di Radio Rai e scrittore, e a Marino e Sandro Severini, in arte i Gang, gruppo punk italiano della prima ondata, molto influenzato dai Clash. “Il Paese della Vergogna” è in realtà un libro scritto da Daniele Biacchessi, per Chiarelettere Editore, un testo di teatro civile che mette insieme figure diverse, piccoli e grandi eroi dell’antifascismo, all’interno di racconti brevi che mettono in collegamento passato e presente della storia della nostra Nazione. Quel testo diventa ora doppio album acustico che alterna parti narrate, lasciate alla voce di Daniele Biacchessi, e una sezione più prettamente musicale, che vede come protagoniste assolute le canzoni dei Gang, delle bellissime “punk rock ballads”, tese e vibranti, molto ben eseguite ed anche molto ben interpretate dai fratelli Severini, gente vera, onesta e sincera, musicisti rari. Il primo cd guarda al passato, torna ai giorni della Resistenza, e mette in musica i racconti sulle stragi nazifasciste di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto del 1944. Il secondo cd si occupa invece di un passato più recente, che si chiama Peppino Impastato, direttore di Radio Aut, in Sicilia, ucciso dalla mafia, che si chiama Fausto e Iaio, giovani militanti di sinistra uccisi a Milano dai fascisti, che si chiama “Capaci e Via D’Amelio”, un brano in onore di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, i due giudici assassinati in Sicilia dalla mafia, che si chiama “Piazza Fontana”, una strage rimasta ancora senza colpevoli. Conclude questo bel disco “Le Radici e Le Ali”, la rielaborazione acustica di un vecchio brano dei Gang. Un disco che mette insieme buona musica e letteratura, un racconto musicale che mette in luce talento ed impegno civile dei suoi protagonisti, persone che riescono ancora a parlare di queste cose, di un mondo diverso, malgrado il deserto delle coscienze e l’abbandono di una qualsiasi istanza di impegno civile. Da ascoltare, come un libro di storia recitato dal vivo, da seguire come una “performance” musicale di grande levatura.
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