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Mettersi in macchina alle sette di sera del venerdì di Pasqua in uscita da Milano può essere molto rischioso. E soprattutto molto lungo. Essendo da solo, poi, cerco almeno di rendere il viaggio utile. E così, negli ottanta chilometri che mi separano dalla mia meta, ne approfitto per ascoltare “Move Along”, dei Rusties.
E, sarà anche la suggestione del sole che scende in fondo alla pianura, ne vale davvero la pena. Un album perfetto per la guida e per gli spazi aperti fuori dalla città. Ballatone rock con atmosfere quasi country, tristi al punto giusto, con lunghe intro, chitarre slide, acustiche ed elettriche, qua e là tastiere, piano, armonica e violino, e ritornelli che crescono in modo convincente spesso supportati da seconde voci. Il tutto con anche qualche collaborazione interessante. In macchina, poi, il fatto che le tracce siano tutte di notevole durata (intorno o sopra i cinque minuti) non crea problemi, anzi. Aiuta a perdersi tra la musica e la strada senza rendersi troppo conto del tempo che passa. Anche se, effettivamente, nessuna traccia si può definire, così com’è, troppo radiofonica. Questo, comunque, non vuol dire che non ci siano singole canzoni assolutamente valide. Come, su tutte, “Move Along”, con la voce intensa di Cristina Donà (denominata “Honorary rusty” nel libretto, molto colorato ed allegro, del cd), o “You’ll Never Know”. Poi, certo, c’è anche qualche momento meno riuscito, come “Soldier Of Fortune”, uno dei pochi tentativi di essere più hard rock e meno country. Ma sarebbe strano che non ce ne fossero. E, alla fine, quando ormai è quasi del tutto buio e sono alle ultime colline, a sentire l’intensa intro di “Low Spirits” e a vedere una scritta al neon “Gulliver” con la i e la v che lampeggiano e friggono mi viene da sorridere.
Sembra molto un on the road americano. Con una perfetta colonna sonora. Se mai ne vorranno fare un video ci pensino...
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