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Adam Green, ventotto anni vissuti nella musica, ragazzo newyorkese di belle speranze che ha snobbato completamente i coetanei e si è buttato a capofitto prima nell’underground con i Moldy Peaches raggiungendo un ottimo successo (alcune canzoni fecero parte della colonna sonora del film Juno) e dopo dal 2002, dopo lo scioglimento della band, come artista solista.
Minor Love è il suo settimo album solista, canzoni di stampo folk molto semplici, ma assolutamente accattivanti con ottimi arrangiamenti; sembra quasi una chiara dichiarazione d’amore verso gli anni del folk americano, quasi come tornare al periodo di Greenwich Village. Nuovi suoni, testi introspettivi che parlano di amore e d’incapacità di affrontare un legame stabile e melodie che sconfinano nella tradizione cantautorale americana, senza tuttavia perdere di vista lo spirito del vecchio Adam Green. Se Breaking Locks, brano di apertura, incarna lo stile Green è già con il secondo, Give Them A Token, e terzo brano, Buddy Bradley, che inizia a farsi sentire la nuova vena artistica. Sono degni di nota pezzi come What Makes Him Act So Bad o Cigarette Burns Forever, ballata romantica e malinconica, e Boss Inside, pezzo notturno e riflessivo. Lockout è invece una canzone un po’ sotto le aspettative di quest’album. Una scopiazzatura degli Strokes, ma comunque nulla di grave, alla fine è quasi piacevole. L’unico neo dell’album è rappresentato da Oh Shucks, canzone assolutamente esterna alle atmosfere del cd e che interrompe il piacere dell’ascolto: un cazzotto sulla bocca dello stomaco. Era meglio chiamarla “Oh Sucks”.
Si può dire che Adam, (ex) "ragazzino prodigio" dell'Indie, abbia fatto finalmente quel salto di qualità che tutti si aspettavano portandolo, finalmente, lontano dai canoni di un genere francamente noioso e che non ha ormai nulla da dire. Maturazione che come al solito avviene rielaborando, studiando o semplicemente copiando, con senso artistico, quello che è stato il periodo d’oro della musica contemporanea.
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