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Quasi
American Gong
2010
Domino
di Andrea Belcastro
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Forse più noti per i frequenti rapporti con Elliott Smith che per l’effettiva qualità della loro musica (ad eccezione dell’apprezzato Featuring Birds del 1998), i Quasi capitanati da Sam Coomes (ex bassista degli Heatmiser), un po’ in sordina, giungono al loro ottavo album in studio portando avanti il loro concetto di indie rock tra ballate di stampo chitarristico e pezzi al fulmicotone.
La ricetta è quella classica indie: melodie catchy, duri riff chitarristici e qualche virtuosismo spiattellato di qua e di là. Il risultato è che American Gong parte forte con la splendida e tirata Repulsion, l’accattivante ballata Everything & Nothing At All e il rock di stampo (con echi lisergici sul finale) lenny kravitziano di Bye Bye Blackbird ma incomincia a perdere colpi da Death Is Not The End” in poi (con, ad esempio, il patetico country rock di Rockabilly Party) dove la band, pur mantenendo una certa consistenza esecutiva, sembra aver perso ogni interesse nel mantenere un adeguato livello qualitativo in fase di scrittura dei brani, i quali diventano un’accozzaglia priva di alcun interesse. Nonostante i tentativi di rendere più variegata l’offerta, con brani come il mid-tempo Laissez Les Bon Temps Rouler e l’acustica The Jig Is Up, il disco finisce per annoiare pur non essendo eccessivamente lungo.
Insomma, è un disco Quasi inutile.
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13/04/2010 -
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