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Laura Marling
I Speak Because I Can
2010
Virgin
di Tiziano Mazzenga
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A vent'anni Laura Marling è già una veterana della scena musicale e sentimentale d'Oltremanica: prima con Charlie Fink, leader dei Noah And The Whale (suoi i cori di tutto Peaceful the World Lays Me Down e soprattutto il duetto in 5 Years Time), poi con i Mistery Jets in Young Love, Rakes ed infine con Marcus Mumford, front man dei Mumford & Sons. Tutto questo producendo tre EP e Alas I Cannot Swim, nominato al Mercury Prize del 2008 (vinto dall'inarrivabile The Seldom Seen Kid degli Elbow, N.d.r.).
I Speak Because I Can arriva alle stampe con una copertina a metà strada fra quella di Reminder di Feist e The Greatest di Cat Power, e con un titolo impegnativo: si tratta della sua visione di essere donna e della responsabilità di esserlo. Un tema rischioso per una ragazza che è da poco maggiorenne, ma che mostra fino in fondo la sua acquisita sicurezza artistica e umana. Fin da subito l'album si dimostra gradevole, elaborato nelle liriche, guidato dal calore della sua voce e della sua chitarra e differente dall'attitudine folk-pop del suo album d'esordio. Quello che appare ancora più evidente è che le sue relazioni sentimentali hanno segnato le sue caratteristiche compositive: gli echi mumfordiani e dell'ultimo Noah sono presenti per quasi tutta la durata del disco. Nello scorrere sembra infatti che per quanto riguarda la struttura delle musiche il leader della band rivelazione del 2009 abbia giocato un ruolo che va ben oltre la sola relazione sentimentale, con Rambling Man come esempio principe. Ma la Marling va ben oltre, la sua voce si fa più scura, mefistofelica e quasi Laneganiana nella ballata energicamente folk di Devil's Spoke, o dolce, calda, Mitchelliana nell'attesa del ritorno dalla guerra dell'amato in What He Wrote, o apparentemente scanzonata in Darkness Descends. Il corpo centrale del disco, Goodbye England (Covered in Snow), Blackberry Stone e Alpha Shallows segnano più marcatamente la maturazione della giovane cantautrice folk, che si lascia andare a deliziose aperture di archi ad accompagnare la sua chitarra nella prima, più intensa e intima la seconda grazie all'uso più discreto di un malinconico violino ed infine poeta e zingara nell'ultima composizione del terzetto.
La piccola inglese produce assieme a Ethan Jones (da sempre con i Kings Of Leon), un buonissimo disco, maturo e sincero, raggiungendo il gotha delle maggiori folksinger in circolazione e mostrando capacità cantautorali di assoluto rilievo per una così giovane ragazza. Che sa parlare per tutte le donne.
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29/04/2010 -
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