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Rodrigo Leão
A Mãe (La Madre)
2010
Ponderosa
di Pietro Scaramuzzo
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”A Mãe”, La Madre, sembra racchiudere in sé un ventaglio infinito di ricordi, un districato intreccio di racconti o un elisir di stati d’animo. Il titolo, poi, non può essere più evocativo, dal momento che richiama alla mente dell’autore e del fruitore il ricordo più caro che ogni essere umano serba in grembo. Rodrigo Leão, tra i più noti compositori portoghesi, già noto al grande pubblico per la fortunata parentesi con i Madredeus, riesce bene nell’intento di descrivere la complessità dell’animo umano di fronte a sensazioni forti come la perdita della propria madre - avvenuta pochi mesi prima del concepimento dell’album. La tortuosa ed eterogenea natura umana viene ben rappresentata da brani che sanno spaziare dal classico fado di ”A Corda e Vida Tão Estranha” alle ballate di ”No Sé Nada”, dalla new age di ”Pássaros De Panjim” al tango di ”Canciones Negras”. Talvolta però, viene a indebolirsi l’impronta pop che l’autore stesso si auto impone: il disco lascia allora spazio a sonorità ben più classicheggianti, con il rischio che un lavoro volutamente pop finisca per risultare inadatto al pubblico del pop. Se alcuni brani, infatti, sembrano ricordare vecchie musiche da film ormai desuete, altri sembrano incagliarsi in arrangiamenti cameristici del tutto fuori luogo perché troppo sovraccarichi. Nonostante la collaborazione di artisti del calibro di Stuart A. Staples, leader dei Tindersticks, Neil Hannon dei Divine Comedy, della promessa del tango Melingo e dei musicisti del Cinema Ensemble, collettivo assemblato dallo stesso Leão, la musica del portoghese, insomma, non sembra decollare del tutto.
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01/05/2010 -
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