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Fin dagli esordi ad alti livelli i Gogol Bordello sono stati accompagnati da una nomea di portatori di un sound nuovo che li ha resi da subito originali ed immediatamente riconoscibili, ora non è che questo sound sia in realtà quanto di più innovativo potesse essere concepito nel XXI° secolo, ma senz'ombra di dubbio in ambito mainstream sono unici nel loro genere.
Non solo, questa legione straniera musicale, che ha visto la propria vita cambiare davvero radicalmente nel giro di pochi anni, pare ad oggi essere ancora immune dal rischio di un cambio di direzione che il successo spesso porta con sé. Parliamo di una band che agisce sotto l'ala protettrice di una certa Madonna e che è ormai al 3° disco (dal 1999 in totale sono però 7 più 1 live) di successo. Dopo il botto fatto registrare da Gipsy Punks Underdog: World Strike (2005), passando dalla conferma di Super Taranta (2007) sono giunti alla consacrazione con il da poco edito Trans-Continental Hustle. L'orchestra capitanata da Eugene Hutz non sradica le salde radici sulle quali poggia l'interessante miscela di sonorità innate, culture e ritmi che caratterizza i loro lavori. La formazione che ha registrato Trans-Continental Hustle è composta da ben 9 elementi: Eugene Hutz, voce e chitarra (ucraino), Sergey Ryabtsev e Yuri Lemeshev, entrambi seconde voci, il primo suona il violino ed il secondo la fisarmonica (russi), Oren Kaplan, chitarrista (israeliano), Thomas Gobena, bassista (etiope), Eliot Ferguson alla batteria (statunitensi), Pamela Jintana Racine e Elizabeth Chi-Wei Sun, percussioniste (americana la prima e scozzese la seconda, nonostante il cognome indichi chiare origini orientali) ed infine Pedro Erazo, seconda voce e percussioni (ecuadoriano). Quest'album non tradisce le aspettative, confermando la vena festaiola e a volte riflessiva della band, ottimi arrangiamenti rock alternati a motivi di violino e fisarmonica che non sono mai un semplice diversivo, bensì un valore aggiunto. Amano definire se stessi ed il proprio genere “gypsy punk” ed effettivamente sono proprio il punk e la musica gitana i minimi comuni denominatori di buona parte dei loro brani; Pala Tute, My Companiera, Break The Spell e la title-track sono in definitiva pezzi che ogni conoscitore di questa band si aspetta, le chicche sono altre. Tra le sperimentazioni non si deve tuttavia dimenticare una buona dose di folk, che si sprigiona totalmente nel pezzo Last One Goes The Hope, che ha un sapore addirittura cantautorale. Sarebbe impossibile citare tutte le influenze che possano aver condotto i Gogol Bordello al loro stile attuale, una canzone però ha un retrogusto particolarmente simile ad una versione “zingara” dei Santa Esmeralda, si tratta di Rebellious Love, pezzo legato da un filo conduttore da tema vacanziero con i brani To Rise Above e Uma Menina. Il pezzo più spinto è Immigraniada, molto punk, mentre tra le ballate spiccano When Universes Collide, che ha il potenziale della tipica canzone che ad un concerto ti fa abbracciare con il vicino per cantare all'unisono il coro del ritornello e Sun Is On My Side, dalle tinte più malinconiche.
I Gogol Bordello sono dopotutto anche una miscela di ossimori, danno l'idea di fare sempre le stesse cose, quando invece si addentrano nei sottogeneri più disparati in ognuna delle loro sfumature e sono in grado di non annoiare mai, anzi di stupire sempre, senza ricorrere a rivoluzioni stilistiche.
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