|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
The Morning Benders
Big Echo
2010
Rough Trade
di Andrea Belcastro
|
|
Si respira aria di anni ’60. Non sarà un disegno divino, forse è una macchinazione delle case discografiche indie in accordo con il deus ex-machina Pitchfork oppure è semplice casualità, ma è certamente curioso che, in accordo alla consueta ciclicità delle mode, mentre tutti si aspettavano un ritorno in pompa magna delle atmosfere seattleiane (in logica con-sequenza al revival eighties degli scorsi anni) ecco che tra i gruppi più osannati spuntano fuori nomi come Fleet Foxes e Grizzly Bear che fanno degli impasti vocali e degli arrangiamenti retro-pop il loro marchio di fabbrica. Che si parli, oggi, benissimo dei Morning Benders il cui nuovissimo-secondo-lavoro Big Echo è co-prodotto dal bassista dei Grizzly Bear non deve scandalizzare né meravigliare. Sembrerebbero queste, forse, le premesse di una stroncatura, ma vedremo nelle prossime righe quanto estremamente felice sia, invece, il risultato raggiunto dal quartetto californiano.
Il fruscio di un vecchio vinile che gira per l’ennesima volta, l’istantanea di un’affollata battigia raffigurata in copertina, le Excuses cui seguono le Promises. Tutto fa anni Sessanta, un sogno di melodie raffinate, voci che ballano sfiorandosi nell’impasto di sinuose ritmiche. Una fantasia che si spegne e rivive dopo pochi attimi cementandosi nel Wet Cement e nel ritornello che fa tanto Cilla Black di Cold War. Sembra tutto chiaro, sembra tutto definito fino a quando non ti si apre un altro mondo con Pleasure Sigh: quattro minuti e mezzo in cui i Mogwai e i Sigur Ros sono marito e moglie ed hanno sotterrato tutte le ruvidezze e i capricci sperimentali. Ed in Stiches c’è persino modo di ricalcare la via solcata dai Beach House e dai più dolci e recenti Portishead.
E’ un miracolo che procede a vele spiegate sulla brezza marina, lascia il sale impiastricciato sulla fronte ma con un sapore dolce in bocca che vorresti non finisse mai, ancora ed ancora. Non un giro a vuoto, non una mancanza e la consapevolezza che se davvero son tornati, gli anni Sessanta sono vivi e floridi più che mai. Yeah yeah.
|
|
10/05/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|