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Se l’album dei Wora Wora Washington fosse uscito quattro anni fa, forse, avrebbe fatto il botto. Si perché i nostri tre ragazzi di Venezia un po’ sotto con il punk-funk ci sono rimasti così come anche con gli effetti della nu-rave. Una zampa, infatti, la mettono abbastanza bene sull’elettricità manipolata ma l’altra poggia su una gamma di suoni post-rock piuttosto confusionaria. A questo punto, dunque, crediamo che, forse, un aiuto, potrebbe arrivarci dal titolo di questo primo lavoro: Techno Lovers. Ok, abbiamo capito e, allora, rincariamo la dose raccontandovi dei synth analogici che grattano e si attorcigliano da più parti come assoli di chitarre hard rock. Ma poi scopriamo anche che non ci si limita solo a questo. Le dieci tracce, infatti, sono quanto mai varie e difformi.
Si inizia commemorando la zona di Washington Dc. Furti in abitazione: un colpo va a segno con Twister che riesce ad azzeccare il ritornello giusto solo passando attraverso la contraffazione dei Supersystem (ex El Guapo). Sfilano ballate elettriche, e tra queste Seven Days e Ten Seconds vincono per intensità. La ricerca di solennità si concretizza pomposa con Daisy dove sembra, però, di ascoltare dell’emo-pop un po’ sbiadito. L’enfasi è riposta su una consistenza ritmica e un’attitudine acida in buona evidenza in pezzi come Drum Machine e Daja. Ma attenzione perché se con Heart Ingestion si concretizza il momento italo-Disco Drive, i glowstick e le bacchette fluorescenti atterrano con Charleston Dancers e Mike’s Head, due pezzi che potrebbero fare perfettamente parte del repertorio electro-pop dei To My Boy o dei loro restanti superstiti britannici.
Se da un lato, insomma, la scelta di avvalersi di una pluralità di suoni articolati e plettri difformi rende merito ai Wora Wora Washington, dall’altro di fronte a delle continue rivisitazioni strumentali che stonano in assenza di una concomitante struttura narrativa, si rischia, alla fine, di ritrovarsi soli, tristi e testimoni di un trascinarsi virtuoso senza capo né coda. Troppo zucchero per essere punk e troppe rifiniture emo per essere funk. Come dire, Techno Lovers potrebbe anche essere mosso dalle più oneste intenzioni e tematiche musicali ma l’anima, quando non mischia alla rinfusa, ha radici ben più profonde.
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