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Tempelhof
We Were Not There For The Beginning, We Won’t Be There For The End
2010
Distraction Records/Goodfellas
di Maria Francesca Palermo
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Inchinarsi e subire la manifestazione acustica di Tempelhof. Sono molteplici i riferimenti all’interno del progetto di debutto di Paolo Mazzacani e Luciano Ermondi, duo mantovano che si cela dietro questo pseudonimo di berlinese memoria. C’è l’Ovest ma soprattutto c’è tutta l’Est. C’è la riesumazione concettuale di ciò che un tempo l’aeroporto di Tempelhof rappresentava per la salvezza dell’ovest dall’isolamento sovietico; e c’è, poi, la desolazione di ciò che oggi la storia occidentale ha voluto fare di questo luogo del ricordo nel cuore dell’Europa: l’ennesimo centro commerciale a cinque stelle. Smarrita la memoria, ”We Were Not There For The Beginning, We Won’t Be There For The End” si propone, allora, come un’occasione di attiva malinconia: scopre la pausa e la stasi, e diventa spazio aperto di transito e di mobilità. Un disco portato su lunghezze d’onda aliene, dove la modulazione dei passaggi sonori si compie attraverso un’attenta cesellatura di fascinazioni ambientali e post-elettroniche, a cui fa fede anche l’artwork dell’album che raffigura la celebre torre della città tedesca ripresa da un dipinto ad opera di Mizzi Stratolin. Ispirato al cinema dei primordi, intriso di solitudine e cosparso di omaggi più o meno velati al William Burroughs de “Il Pasto Nudo” (il titolo del disco è infatti una citazione del film) l’album contiene dieci tracce di autentica bellezza downtempo. La pulsante ”Enjoy NeukÖlln” è un singolo pregevole e trasognante, che forgia in una suite unitaria movimenti che tendono verso un suono consolatorio e vanamente criptico. Il tempo dei brani e le esplorazione elettroacustiche forgiano una visione d’insieme apocalittica, specie in apertura con ”Ten Years After” e ”Fatal Familiar Insomnia”. La visione solenne dell’album, che è sintetizzata al meglio da ”The Black Calypso” e intramezzata dai brusii analogici di ”Frequency”, scopre un leggero riposo sul cantato impalpabile della splendida ”Song For Lily”. La contemporaneità orchestrale ed elettroacustica passa da Alice e chiude composita con il pezzo che da titolo all’album, ”We were not there for the beginning, we won’t be there for the end”. Eccellente e sperimentale, un lavoro importante e perfettamente prodotto. I Tempelhof sono una salutare invasione di campo, opportuna ad evocare setting mentali sofisticati e dal complesso linguaggio espressivo.
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23/06/2010 -
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