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È il 1988, Nick Cave si trova a Berlino. Influenzato da questa città, come dalle droghe di cui abusa, sforna Tender Prey assieme ai suoi Bad Seeds: quinto album della loro discografia, in ordine cronologico. Considerato uno dei vertici della carriera del cantautore australiano, nonché un vero capolavoro da molti, il disco contiene in sé un Cave indemoniato, folle, annebbiato dagli stupefacenti.
Sembra che l’intero disco sia suonato e cantato con un immenso trasporto fisico e psicologico. La prima traccia può bastare a considerare l’album una pietra miliare: The Mercy Seat, ovvero “la sedia della misericordia” dove un condannato a morte parla delle sue colpe prima negando e poi ammettendo tutto in un crescendo paranoide, trascinante e crudele. Una canzone che piacque moltissimo anche a Johnny Cash della quale fece una cover nelle sue American Recordings. Up Jumped The Devil è invece una ballata cupa, oscura, che narra anch’essa di una condanna: quella del compagno del diavolo, costretto a fuggire in eterno. C’è poi Deanna, che sembra la colonna sonora perfetta per film ambientati “sulla strada” come Bonnie e Clyde o Natural Born Killers di Oliver Stone: una canzone melodica, garage-rock, violenta nei dettagli, che parla di una storia d’amore tra un omicida e la sua complice, il tutto come già accennato, rigorosamente on the road. E poi ancora Mercy, un’altra bellissima traccia dai toni dolenti, Sunday’s Slave nella quale si esplicita il tema dell’eroina nella storia di eterna dipendenza di un uomo e Sugar Sugar Sugar in cui la protagonista viene violentata e poi ammazzata.
Sono pugni nello stomaco, storie di disperazione urlate, sussurrate e raccontate senza alcuna limitazione morale. Dopo questo album, Cave si disintossicherà definitivamente dall’eroina, segno, forse, di quanto la sua condizione instabile lo avesse portato al limite della sopportazione. E segno anche che questo “viaggio” negli inferi della disperazione umana che è Tender Prey, poiché registrato in quel particolare periodo della sua vita, è stato un album sincero, profondamente vissuto. Un album in cui si percepisce la vera anima di Nick Cave.
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