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Dum Dum Girls
I Will Be
2010
Sub Pop
di Angelica Scardigno
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Raffinatezze pop e ambientazione acerba e primaverile ornano di fresco le sonorità porcellanate delle Dum Dum Girls. Con il savoir faire gitano di chi proietta la propria esistenza in un presente che si sta bruciando velocemente e proprio non ne vuole sapere di un futuro piatto e dai colori insipidi, in I Will Be batteria e ritmo friggono e si scatenano in refrain e canzoni belle e fugaci (non per nulla i pezzi durano piuttosto poco) obbedendo al precetto callimacheo della bellezza insita nel poco e improbabile da trovare in opere di consistente lunghezza.
Suggestioni orientali sono palpabili in Oh Mein Me (in cui si canta inaspettatamente in tedesco) e in altre tracce; il desiderio di provare emozioni profumate di incenso che sfuggano alla modalità yuppie così frequente nel rock più commerciale, hanno spinto queste musiciste (tra cui Frankie Rose delle Vivian Girls) a servirsi di sonorità garage/punk e lo-fi che sono presenti praticamente in tutto l’album.
Atmosfere garage, con quella calcolata sciattezza che increspa gli animi in pieghe disorganizzate ma fortemente chic, Jail La La è il pezzo che più trascina per quel suo ritmo vivace tipico di tutto il disco, che permette di riprendere una pacata padronanza di sé solo a volte (Rest Of Our Lives, Blank Girl, dalle melodie da surf-rock deliziosamente arrugginito) riallacciandosi alle sonorità da dream-pop dei Raveonettes (sarà un caso che la Sub Pop abbia scelto come produttore di questo lavoro Richard Gottehrer, che in passato curò le melodie del duo danese?).
Una miriade di buoni spunti svolazzano dunque nei cieli delle Dum Dum Girls, proprio come rondini impazzite in una primavera senza fine, sfumata di colori pastello spiaccicati su tavolozze di acciaio. Facendo inchini ai Velvet Underground, fondendo introspettivo shoegaze e allegro surf-rock, la band, capeggiata da Dee Dee, allieta chi ritaglia uno spazio di tempo per l’ascolto di questo I Will Be, incantevole e ossimorico disco dal vezzo talmente radical chic da farsi democratico.
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01/07/2010 -
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