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Pascal Humbert, dopo sette anni dall’ultimo “Short Stories” ritorna con il progetto Lilium ed un nuovo album. Lilium esiste dal 1984 ed è praticamente la creatura di un musicista francese emigrato negli Stati Uniti, esattamente nel deserto Mojave. Pascal è un veterano del mondo musicale, suona il basso nella band dall’amico Dave Eugene Edwards “Wovenhand”, come faceva anche nei 16 Horsepower. Il disco è lento, molto lento. Vuole rappresentare, come indica la copertina, un viaggio nel deserto, un viaggio molle verso l’orizzonte, un percorso sensibile e svogliato verso la scoperta di quello che non conosciamo ma che ci tocca nel profondo. Il viaggio è elettronico, delicato, ai limiti del monotono. Il ritmo quasi impercettibile. In questa compagnia pronta a ad intraprendere il cammino sonoro ed emotivo entrano le loro voci Kal Cahoone e dell’australiano Hugo Race. La voce di Kal delicata ed eterea, quella di Hugo profonda e pesante. Una pronta a farci volare, l’altra a trattenerci sulla sabbia del deserto. Il libretto interno riporta, in contrasto con la copertina, un paesaggio innevato, che ci trasmette l’imprevedibilità di qualsiasi percorso esplorativo e in questo caso sonoro. Tra gli arrangiamenti asciutti ed essenziali spicca una tromba che sembra segnare i passi più importanti del percorso, i momenti migliori. Grazie a ballate svogliate e brani new country si procede senza grandi sussulti ma senza fermarsi mai. Il viaggio va percorso tante, tante volte, per trovarvi un senso e abbiamo la possibilità di esplorare anche i testi, che in perfetta sintonia col disco sono ermetici, poetici, visionari, secchi. Storie ed immagini prevalentemente dedicate a figure femminili. Momenti sospesi nel lento incedere del disco. Rintocchi lenti di campane, pedal steel raffinata, un violino triste, percussioni che ci regalano immagini western di praterie desolate, territori inabitati dove soffia il vento caldo e il tempo scorre lento ma senza soste. Tra un atmosfera ambient e una storia raccontata volando lentamente a 50 centimetri da terra si giunge alla fine del viaggio, senza averne trovato il senso ma con la curiosità di ricominciare, di cercare una direzione, un senso a questo disco che ci sta portando verso un punto lontano ma cha ha bisogno di tempo, di pazienza e di numerosi ascolti. Trackist 01. Right Where You Are 02. Mama Bird 03. Open 04. Felt 05. Her Man Has Run 06. Lily Pool 07. Amsterdam - Paris 08. Miracle 09. One Bear With Me 10. Believer
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