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Pubblicato nel 1990, The Good Son, oltre ad essere il sesto album di Nick Cave, rappresenta soprattutto l’album della sua svolta artistica. Nicolas Edward Cave dopo aver percorso un itinerario quanto mai tormentato passando da Melbourne a Berlino, da Londra a New York, si è stabilito a San Paolo e sta vivendo un momento di svolta umana ed artistica. Questo per due motivi fondamentali: in primis, l'innamoramento dell’artista per la stilista brasiliana Viviene Carniero (da cui, di li a poco, avrà il primo figlio). In secondo luogo, l’avvicinamento alla Fede dopo anni di abuso di droghe ed una vita condotta sempre al limite dell’orlo del precipizio. Quello che arriva a San Paolo è, insomma, un uomo diverso, pronto a lasciarsi alle spalle il passato e a dare vita ad uno dei suoi capolavori: l'opera che lo consacrerà definitivamente tra i più grandi songwriter di sempre. Lo accompagnano, come sempre, i fidi Bad Seeds capeggiati dal talento di Mick Harvey (basso, chitarra acustica, vibrafono, arrangiamenti) e dal carisma di Blixa Bargeld (chitarra e voce) con in più Kid Powers (chitarra) e Thomas Wydler (batteria), a formare un complesso d'eccezione, perfettamente affiatato ed equilibrato.
I nove brani dell’album sono gemme di rara bellezza per la ricchezza dei testi, la bellezza melodica e gli arrangiamenti perfetti. Vi è un continuo alternarsi di atmosfere inquiete ed instabili e di ballate dal passo lento e solenne. La maturità espressiva raggiunta dalla band riesce ad infondere al disco uno stile classico che prescinde, ormai, dai generi e dalle atmosfere e fa si che Cave riesca sempre a trovare l’arrangiamento ottimale per ciascun brano. Si parte con la melodia lenta e malinconica di Foi Na Cruz, un gospel triste e commovente impreziosito da un irresistibile ritornello e da una raffinatissima miscela sonora a base di pianoforte, organo ed archi (il cui arrangiamento è opera di Harvey) che non risulta mai invadente e pomposo. Il seguente The Good Son attacca con un coro spiritual a cappella, con tanto di hand-clapping di accompagnamento, interrotto, poi, dal nevrotico ed angosciante crescendo di chitarra e batteria in cui la voce di Cave rifugia tutti i suoi sensi di colpa e la sua ansia di redenzione. Sorrow's Child è una ballad bellissima che evidenzia la maturità compositiva raggiunta dall’artista australiano. Il brano è una preghiera funerea piena di un fascino e di mistero dove il canto cavernoso e lugubre dell’artista australiano raggiunge un’incredibile intensità. The Weeping Song è il momento più oscuro e pessimista nonché uno dei brani chiave del disco. Il pezzo si snoda sul duetto tra Bargeld e Cave, che impersonano rispettivamente un padre ed un figlio mentre osservano sconcertati come tutti intorno a loro siano in preda alla disperazione. La seguente The Ship Song è una tenerissima canzone d’amore impostata sul piano e sulla voce baritonale del cantante in un crescendo finale tra i più belli mai composti dall’artista. Concludono l’opera le tinte noir di The Hammer Song, le atmosfere più distese di Lament, la travolgente cavalcata di The Witness Song e la notturna Lucy, degno finale di un album imperdibile.
Per la prima volta la disperazione ed il fervore degli esordi si fondono con le riflessioni della maturità proprie di chi incontra la Fede dopo aver frequentato il Diavolo.
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