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The Wave Pictures
Susan Rode The Cyclone
2010
Interbang Records
di Maria Francesca Palermo
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Una serie di fotografie del mare come prima fonte d’ispirazione e dei testi che sono versi nati tra le campagne del Leicestershire. David Tattersal, Jonny Helm e Franic Rozycki hanno fatto dei Wave Pictures un gran gruppo di qualità. Chi li segue dal lontano 2003 sa che il marchio di fabbrica del trio di Wymeswold è un songwriting strampalato, semplice e composto dai soliti scarni passaggi: strofa, ritornello, strofa, ritornello e assolo. Ma la lunga serie di album autoprodotti (sette per la precisione) e le tante nutrite collaborazioni (Herman Düne, Darren Hayman, Jeffrey Lewis, Stanley Brinks, solo per citarne alcune) se non altro sono valse loro a farsi notare dalla Moshi Moshi Records. Il che ha permesso a Tattersal e soci di abbandonare la realtà provinciale fatta di enormi boccali di birra e fragore di band confusionarie, alla volta di un futuro colmo di belle speranze. Forse.
Non abbiamo fatto in tempo a scrollarci di dosso If You Leave It Alone (2009) che anche questa volta arriva in sordina Susan Rode The Cyclone, album in Italia distribuito in vinile dalla giovanissima etichetta barese Interbang Records. In superficie un disco praticamente uguale ai precedenti. In sottofondo un album regolare e davvero delizioso. Pensate ad un Jonathan Richman più fastoso del solito o ad un Morrissey che ai monologhi di coscienza preferisce la frenesia di interpretazioni bucoliche e la ruvidezza di un folk più blando e convenzionale. Kittens e I Shall Be A Ditchdigger partono da questo presupposto. I tre Waves sono sempre lì, impegnati in scale sognanti ma il sostrato, questa volta, è qualcosa di nettamente più ombroso e offuscato rispetto ai precedenti lavori. Ne sono un esempio le lievissime dissonanze di Cinnamon Baby o i toni languidi di Throwing Words. Ritorno agli albori più sghembi è il singolo Sweetheart, ma Tattersal si lascia andare molto meglio con I Just Want To Be Your Friends dove, fra cantato sovrapposto e una chitarra quasi blues, pare di riascoltare le storie dei tuoi più vecchi amici sfigati. Con un occhio sempre attento al riff che acchiappa e alla melodia facilmente mnemonica, Blind Drunk mette in fila tutto ciò che conta: un tamburello, l’avanzare bandistico di una chitarra e di una batteria e un impatto corale notevolmente riverberato. Magari si scioglieranno domani, ma i soci hanno dalla loro non solo il brillante songwriting di David Tattersal, ma anche la grana di quella suo voce così stentata, carente e capace di sbaragliare per commiserazione. Praticamente tutto ciò che ha fatto la storia del pop britannico. Ma in particolare è tutto ciò che potrebbe servire per avviare Tattersal ad una brillante carriera solista, visto, tra l’altro, il suo recentissimo esordio personale.
Con immenso piacere affermiamo che i Wave Pictures non sono e probabilmente non saranno mai un gruppo destinato al guadagno transatlantico, ma con un immaginario sgangherato e ‘campagnolo’ nel cuore questa band non sbaglia un colpo. Con una birra rossa in mano cantiamoci su, quel tanto che basta per soddisfare la rappresentazione più intimista dei nostri ‘folkeggianti’ spiriti.
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19/07/2010 -
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